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The Perfect Husband

02/12/2014 12:00

Maurizio Encari

Recensione Film,

The Perfect Husband

Viola e Nicola sono una coppia la cui relazione è andata in una forte crisi quando la donna ha partorito il loro bambino, nato morto...

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Viola e Nicola sono una coppia la cui relazione è andata in una forte crisi quando la donna ha partorito il loro bambino, nato morto. Per cercare di portare un po' di serenità all'interno del rapporto, l'uomo propone alla compagna di trascorrere qualche giorno di vacanza in una casa di campagna immersa nella quiete della natura. Entrambi gli sposi, però, hanno un segreto da nascondere: la pressante gelosia di Nicola e gli strani malesseri e le allucinazioni delle quali è vittima Viola conducono ben presto a un'inaspettata scia di violenza.


Lucas Pavetto, regista di origini argentine ma cresciuto in Italia, ha già diretto alcuni medio-cortometraggi provando a gestire generi poco di moda nel recente cinema nostrano. The Perfect Husband è l'esordio ufficiale - evoluzione di un corto girato nel 2011 - in cui Pavetto torna a un filone già esplorato, l'horror, ma con risultati molto al di sotto delle attese.


La maggiore delle tante pecche di The Perfect Husband risiede in una sceneggiatura fortemente deficitaria che, riprendendo il classico topos della casa isolata nel bosco, ripercorre sentieri narrativi più che noti. Senza aggiungere niente di nuovo, il film conflagra in un colpo di scena finale che appare improbabile e forzato, nonostante lo spiegone che precede l'epilogo. Pavetto strizza in più occasioni l'occhio al gore, una violenza gratuita che diviene irritante in un racconto nel quale, almeno per i primi tre quarti d'ora, non accade praticamente nulla (se non tediosi battibecchi di coppia). Quando però spuntano le asce e il sangue comincia a scorrere copioso, più che il terrore a scatenarsi sono involontarie risate, in una mattanza trash difficile da eguagliare. Gabriella Wright e Bret Roberts, nonostante il fisico da modelli, si rivelano - almeno in quest'occasione - totalmente privi di carisma attoriale, penalizzati inoltre da un doppiaggio svogliato più adatto forse alle soap-opera.


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