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Miracolo sulla 34a strada

26/12/2014 12:00

Martina Calcabrini

Recensione Film,

Miracolo sulla 34a strada

Prima di approdare alla regia del discreto The Man, il semi esordiente Les Mayfield firma Miracolo nella 34 esima strada: un film intenso e drammatico che, ispi

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Prima di approdare alla regia del discreto The Man, il semi esordiente Les Mayfield firma Miracolo nella 34 esima strada: un film intenso e drammatico che, ispirandosi alla pellicola originale diretta nel 1947 da George Seaton, elargisce lacrime e sorrisi per esaltare la bellezza del Natale.


New York. Qualche minuto prima dell’inizio della parata natalizia organizzata dai magazzini Coles, l'attore incaricato di interpretare Babbo Natale viene trovato ubriaco. Per evitare di rompere la tradizione, la signora Walker (Elizabeth Perkins) lo rimpiazza con Kris Kringle (Richard Attendborough), un sostituto talmente perfetto da riuscire a incantare grandi e piccini. Geloso del successo del rivale, un perfido imprenditore paga un uomo per insultare il popolare beniamino e fingere un'aggressione. Kris, immortalato da un intrepido giornalista, viene rinchiuso in una clinica psichiatrica e processato pubblicamente: dovrà sia dimostrare la sua innocenza che dare prova dell'esistenza di Babbo Natale a tutta l’America.


Una bambina di appena nove anni viene allevata con la consapevolezza che i sogni sono soltanto illusioni e che la realtà è spietata e crudele. La madre, infatti, dopo che un uomo le ha spezzato il cuore, non vuole che la figlia commetta i suoi stessi errori e, quindi, la cresce con cinismo e razionalità. Privata, della spensieratezza e della fantasia che connota i bambini della sua età, Susan non crede nell’esistenza di Babbo Natale e non confida che i suoi desideri, prima o poi, vengano realizzati. Guardando da vicino il generoso Kris Kringle mentre infonde speranza e conforto a chi ne ha bisogno, però, la ragazzina comincia a sperare davvero di ricevere in dono una vera famiglia. L’uomo, infatti, credendo fermamente di essere Babbo Natale, mostra la possibilità di stupirsi, entusiasmarsi e innamorarsi dell'imprevedibilità della vita, riuscendo ad apprezzarne tutte le sfumature. Gli sceneggiatori George Seaton e John Hughes decidono di enfatizzare la componente drammatica dell’intera storia, rendendo la piccola Susan co-protagonista a tutti gli effetti delle vicende che toccano Babbo Natale. La sua mesta rassegnazione, infatti, è il mac guffin di tutta la vicenda: l’uomo, incarnando una delle più importanti leggende popolari, si batte contro i pregiudizi e contro l’ipocrisia solo per evitare che tutti i bambini del mondo, davanti alle difficoltà della vita, smettano di sognare. Regalando parole appassionate capaci di destare persino le coscienze più intorpidite, sorrisi gentili e gesti significativi, il Babbo Natale di Miracolo nella 34 esima strada si rivela il simbolo religiosamente laico dell’importanza di credere ai piccoli miracoli di ogni giorno.


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