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La ricerca della felicità

30/12/2014 12:00

Riccardo Tanco

Recensione Film,

La ricerca della felicità

Il primo film americano di Gabriele Muccino, trionfo al box office

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San Francisco, 1981. Chris Gardner (Will Smith) prova a guadagnare da vivere per sé e per la sua famiglia vendendo scanner per radiografie in ospedale. Gli affari però non vanno per il meglio e ben presto Chris si trova in seria difficoltà nel pagare le tasse e l'affitto. Quando la situazione diventa insostenibile, la moglie Lydia (Thandie Newton) decide di lasciarlo; così Chris, insieme al figlio Christopher (Jaden Smith), inizia un'avventura disperata per la sopravvivenza e verso il successo, iniziando un corso per diventare broker in una società finanziaria.


Ispirato alla figura di Chris Gardner, imprenditore americano che visse in grande povertà gli inizi della sua carriera, La ricerca della felicità è il primo film in lingua inglese di Gabriele Muccino, scelto da Will Smith (qui anche in veste di produttore) dopo aver visto L'ultimo bacio. Abbandonando i drammi sentimentali delle precedenti pellicole girate in Italia, Muccino dirige una storia semplice, americana nei modi e nello spirito: l'epopea di un uomo che lotta per raggiungere l'American Dream, secondo il credo statunitense, un diritto inalienabile. Gardner, padre e marito che possiede già il sogno di felicità, prova a inseguire il successo attraverso il proprio sacrificio (e quello di suo figlio) in un viaggio che mostra alti e bassi della società americana.


La narrazione del film è lineare e la regia non si concede voli pindarici ma, piuttosto, si mostra di supporto al dipanarsi della trama. Con un ritmo avvincente, La ricerca della felicità passa dal dramma delle scene iniziali a una storia di rivalsa umana, facendo leva sull'interpretazione di Will Smith, che ha qui una delle prove più intense della sua carriera. Il film ha progressione fin troppo facile e una struttura drammaturgica prevedibile: si parte con il protagonista in difficoltà, messo alle strette per consentire la probabile immedesimazione dello spettatore, fino a toccare l'apice della tragedia sociale. Così, lentamente, abbondando sempre più il tono retorico, La ricerca della felicità mostra la risalita economica, sociale e umana di un uomo che non accetta quello che gli viene dato dalla vita, ma pretende di più per sé e per amore di suo figlio. Muccino orchestra un'opera di buoni sentimenti, manichea nella dicotomia tra povertà e ricchezza e pregna di messaggi positivi e slogan motivazionali sul credere in sé stessi. Tramite una narrazione forse troppo didascalica e poco complessa (il contesto storico dell'America capitalistica degli anni Ottanta poteva di certo essere sfruttato meglio), il regista romano dirige tuttavia una pellicola avvincente e di facile presa per il pubblico internazionale.



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