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Italiano medio

27/01/2015 11:00

Costanza Gaia

Recensione Film,

Italiano medio

Maccio Capatonda compie un viaggio estremo e a grana grossa della nostra società

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Giulio Verme (Maccio Capatonda) vive una crisi depressiva a causa della sua indole integralista e di una eccessiva sensibilità ambientale. Infelice e incapace di comunicare con i colleghi e con la fidanzata, chiede aiuto a Alfonzo (Herbert Ballerina), un vecchio amico che gli porge la soluzione: una pillola bianca, una droga capace di fargli usare solo il 2% del suo cervello. La pasticca riesce a fare saltare in aria le inibizioni di Giulio, spegne i suoi neuroni e lo trasforma in tutto ciò che ha sempre disprezzato: il sottoprodotto scadente di una società marcia e consumista.


Di paura Marcello Macchia, Luigi Luciano e Enrico Venti non ne hanno mai avuta; anche perché per trasformarsi in Maccio Capatonda, Herbert Ballerina o Ivo Avido ci vuole coraggio. Per ridere di sé stessi e trasformare i propri difetti in marchi distintivi. A gennaio 2015 il gruppo dei "casi umani" approda al cinema rompendo il circolo vizioso che vorrebbe la comicità italiana esclusiva di commedie sentimentali e film di Natale: l'esordio nelle sale non tradisce gli appassionati (cresciuti aspettando con trepidazione show televisivi come Mai dire domenica) e stupisce quei pochi che non ne conoscono i tormentoni. Italiano medio è un fiume in piena di battute, che chiede allo spettatore di intraprendere un viaggio in una versione estremizzata e a grana grossa della nostra società.


Oltre al velo di comicità, in Italiano medio si celano spunti interessanti che pungolano e provocano chi guarda: liquidare questa pellicola come un'opera che fa solo ridere vorrebbe dire toglierle molti meriti e impoverirla della sua specificità. «Per trovare l'oro bisogna mettere le mani nella spazzatura» ripete spesso il protagonista Giulio. Gli attori intorno a Maccio Capatonda non si truccano per diventare più gradevoli, hanno facce squallide e fanno errori di grammatica che creano una neolingua spumeggiante. L'Italia è spaccata in due, in maniera manicheista, tra fan di "Mastervip" e idealisti inetti: molto più simili fra loro di quanto appaiano in superficie, ad accomunarli è la loro natura mostruosa, la follia di chi cura in maniera maniacale il proprio corpo e di chi ne venera la deformità. La satira del film è una lampadina puntata in faccia ai polizieschi: si interroga sulle emergenze ecologiche, sul sistema economico, sulle derive del mondo dello spettacolo, sulla morale di individui frustrati o acritici e sulla funzione del bello. Un tritacarne pop di citazioni filmiche cult che ha molto da raccontare, sia per gli affezionati - che ne apprezzeranno lo sforzo di andare oltre la mera raccolta di sketch tenuti insieme da una storia pretestuosa - sia per chi ancora non conosce questo cast. Varrà la pena scoprire quale battaglia epica e interiore Giulio dovrà affrontare, riassumendo le contraddizioni dell'eroe e la rabbia fantozziana, per fare la conoscenza di quest'essere mitologico che è l'Italiano medio.


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