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Ip Man: The Final Fight

01/02/2015 12:00

Aurora Tamigio

Recensione Film, Film Arti Marziali, Ip Man,

Ip Man: The Final Fight

All'inizio c'è stato Wilson Yip con il suo dittico Ip Man, un classico del cinema marziale interpretato a Donnie Yen...

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All'inizio c'è stato Wilson Yip con il suo dittico Ip Man, un classico del cinema marziale interpretato a Donnie Yen. Poi l'action di Herman Yau: minor filosofia, ma buon ritmo. Infine, nel 2013, Kar Wai Wong ne ha fatto una splendida prova poetica con The Grandmaster. Il personaggio di Ip Man, leggenda del wing chun e mentore di Bruce Lee, da anni ormai incanta gli autori orientali che lo hanno eletto eroe di questi tempi e di quelli che furono. Dopo Ip Man: The Legend is born, Herman Yau torna alla guida di un altro progetto che ha per protagonista il maestro: Ip Man: The Legend is Born, uscito nelle sale di Hong Kong nel 2013.


Nei panni di Ip Man stavolta c'è Anthony Wong, star di Infernal Affairs. Il protagonista stavolta non è più un aitante combattente, ma un uomo più anziano, vedovo, che ha aperto una scuola di wing-chun e cerca ormai solo tranquillità. Dopo il combattente e la leggenda, Ip Man viene rappresentato come un vero maestro: colui che ha dato la forza - letteralmente - ai lavoratori cinesi di difendersi; una figura affascinante, intrisa di filosofia orientale, alla quale Wong dà il giusto carisma e Yau l'azione necessaria. Va detto che l'aspetto meno riuscito del film non è tanto il contorno di indagine politica, o il ritratto coloniale - per quello l'inarrivabile primo film di Wilson Yip ha compiuto l'impresa - ma, come già dimostrato in Ip Man: The Legend is Born, la mediazione fra l'umanità e l'eroismo del protagonista. A Herman Yau interessano le passioni dell'uomo che Ip Man è stato: il dissidio dietro a ogni spettacolare corpo a corpo, la solitudine, i sentimenti per una donna più giovane e bella. La sua intenzione di regista è costruire un'azione che piaccia a un pubblico vasto, ma racconti una storia importante. E dove le intenzioni mancano - siamo ancora lontani dalla profondità di Yip - sopperiscono gli scontri marziali, che anche stavolta non deludono e, anzi, riescono persino ad arricchirsi di qualche novità coreografica. Nel cast, a fianco di Wong, c'è Eric Tsang, anche lui già visto in Infernal Affairs. Yau, che aveva diretto il più action fra i capitoli della saga, non si smentisce e delinea un film dal ritmo intenso che non manca di approfondire il suo celebre protagonista e corregge le ingenuità di Ip Man: The Legend is Born. Un sequel ben fatto.



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