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Educazione affettiva

18/02/2015 12:00

Giulia Colella

Recensione Film,

Educazione affettiva

Una quinta elementare della Scuola Città Pestalozzi di Firenze si prepara al passaggio alle scuole medie...

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Una quinta elementare della Scuola Città Pestalozzi di Firenze si prepara al passaggio alle scuole medie. I due maestri Matteo e Paolo cercano di aiutare i bambini nella preparazione del bagaglio emotivo necessario per affrontare in maniera matura e consapevole la nuova esperienza. Non solo matematica e italiano per questi piccoli alunni, che devono anche imparare a entrare in contatto con le loro sensazioni più intime e profonde per canalizzarle verso sentimenti positivi che possano, a loro volta, innescare buone reazioni agli inaspettati e inevitabili traumi che la vita metterà loro davanti. In un periodo storico nel quale le persone sono spesso costrette a reprimere la propria sfera emozionale, fino ad agghiaccianti degenerazioni dell’equilibrio psichico, l’educazione affettiva risulta essere la più semplice (ma anche la più rivoluzionaria) delle risposte possibili.


Il mediometraggio realizzato dai documentaristi Federico Bondi e Clemente Bicocchi trova la sua forza nella felicissima intuizione di concentrare tutta l’attenzione verso un aspetto assolutamente trascurato - non solo dal cinema purtroppo, ma anche dai programmi educativi - della vita scolastica. Un caso piuttosto fortuito spinge i due autori verso una classe guidata da due personalità inedite, che imparano con i bambini a gestire il necessario distacco attraverso piccolissimi passi che li condurranno verso l’emancipazione. Ciò naturalmente nulla toglie al talento dei registi, bravissimi nel calarsi nel microcosmo della classe senza però rendere la loro presenza invasiva quel tanto che sarebbe sufficiente ad inficiare il naturale svolgimento della quotidianità del racconto. C’è già narrazione nella scelta di far ruotare tutto attorno a come gli studenti cercano il senso dentro ogni esperienza, che deve essere appositamente costruita dall’adulto per essere prolifica da questo punto di vista. I giardini, la spiaggia sono i teatri ideali per acquisire coscienza di sé, degli altri e delle cose del mondo.


Non si tratta certamente di un percorso facile, ma sorprende quanta dignità e autenticità vi mettano i bambini. Proprio per questo motivo Bondi e Bicocchi decidono di non accostarsi artificiosamente all’infanzia, ma di riscoprirla. Incontrano così a metà strada i soggetti del loro film, in quella strana landa sconosciuta che si chiama maturità. Anche i rari momenti di confronto per mezzo d’intervista (sistema proprio del genere documentario) diventano pian piano sguardi da incastonare nell’emozione del racconto. Come insegna la scuola francese di autori come Nicolas Philibert, modello a cui sicuramente i due registi italiani guardano, o Laurent Cantet. Da Essere e avere (2002) viene presa la poeticità dello stile bucolico e di contemplativa osservazione, ma la rinuncia alla mitizzazione delle situazioni e la durezza di alcuni momenti richiamano invece al film La classe - Entre le murs (2008). È da ricercarsi nel contesto atipico del racconto l’originalità prospettica di Educazione affettiva, un po’ come avviene nel recente documentario Fuoriscena di Massimo Donati e Alessandro Leone (2014), nel quale veniva esplorata la straordinaria quotidianità degli studenti dell’Accademia del Teatro La Scala. Unica caduta retorica di Bondi e Bicocchi (seppur perdonabilissima) è la scelta del tema musicale di Nuovo Cinema Paradiso come leitmotiv del film. Per il resto quest’opera rappresenta l’ennesima prova che il genere documentario in Italia è vivo e vegeto, forse persino più del cinema di fiction. Speriamo solo che il pubblico sia presto educato a coglierne la bellezza.



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