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Mortdecai

18/02/2015 11:00

Aurora Tamigio

Recensione Film,

Mortdecai

Nella commedia dell'arte c'è Arlecchino, al cinema c'è Johnny Depp: la maschera dai mille volti

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Charlie Mortdecai (Johnny Depp) è un mercante d'arte truffaldino e sbruffone, con una bella moglie, Johanna (Gwyneth Paltrow), che non sopporta più i debiti e i suoi baffoni a manubrio. Quando Alistar Martland (Ewan McGregor), agente del servizio segreto inglese e vecchio rivale di Mortdecai, gli chiede aiuto per recuperare un prezioso Goya trafugato, il mercante accetta l'incarico in cambio di una cospicua ricompensa. L'affare è pericoloso anche per l'astuto Mortdecai, ma a difenderlo c'è il fedele Jock (Paul Bettany), amico e guardia del corpo.


Nella commedia dell'arte ci sono Arlecchino e Pantalone, al cinema c'è Johnny Depp: una maschera dai molti volti in cui il pubblico riconosce sempre il proprio beniamino, a tutte le età. Un attore che alla metamorfosi e alla stramberia ha dedicato un'intera carriera. Poco importa se tra un travestimento e l'altro ci sono state le ottime prove di Ed Wood, Blow, Neverland: Johnny Depp è prima di tutto Edward Mani di Forbice, Sweeney Todd, Jack Sparrow e i moltissimi emuli, tutti uguali a se stessi, che ne sono derivati. David Koepp – dopo una stimata carriera di sceneggiatore per Brian De Palma, Steven Spielberg e Robert Zemeckis - dirige Depp in un film vintage e delizioso ma perfettamente irrilevante: Mortdecai, un'operetta vezzosa in tinte british. Per l'attore, una mascherata meno estrema delle altre ma altrettanto esagerata. Complice l'adattamento sonnacchioso che Eric Aronson fa dei romanzi di Kyril Bonfiglioli, anche la regia di Koepp risulta priva di polso, frettolosa e forse troppo fiduciosa nel suo cast. Oltre a Johnny Depp, spicca una sempre biondissima (ma ormai quasi attempata) Gwyneth Paltrow e inspiegabili comprimari d'eccezione come Ewan McGregor, Paul Bettany e Jeff Goldblum.


A disturbare non è tanto la leggera trama di spionaggio - un rifacimento della spystory demenziale in stile Austin Powers, ma con l'occhio rivolto a Peter Sellers - quanto piuttosto l'ostentazione del comico e la ricerca della gag strozzata, in una cornice vintage in cui i costumi colorati, le scenografie vistose e i capitomboli dei protagonisti finiscono per risultare presto piuttosto irritanti. Sebbene sia lodevole il lavoro visivo condotto con meticolosità della costumista (già due volte candidata all'Oscar) Ruth Myers e dello scenografo James Merifield, arrivare al finale di Mortdecai è un impegno significativo. Probabilmente, a reggere l'umorismo piuttosto elementare di cui la sceneggiatura è dotata doveva essere l'interpretazione di Depp: privato però stavolta anche della sua nota verve istrionica - che, per quanto snervante, rendeva la sua galleria di personaggi un piacevole intrettenimento - l'attore appare qui incastrato in un humor sottile che non gli calza nemmeno un po'. Peccato invece per il talento sprecato di Ewan McGregor, costretto a rinunciare alla sua naturalezza british per restare in ombra all'intepretazione del protagonista. David Koepp è un autore a cui, soprattutto il pubblico del cinema degli anni Novanta, è affezionato: alla sua penna si devono sequenze di Carlito's way, Jurassic Park e La morte ti fa bella. Se è vero che al suo innegabile talento di sceneggiatore non corrisponde una carriera altrettanto lineare alla regia, la più recente prova di Mortdecai non fa che confermare questa tendenza al declino.


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