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Ho ucciso Napoleone

29/03/2015 11:00

Caterina Bogno

Recensione Film,

Ho ucciso Napoleone

A due anni di distanza da Amiche da morire, la giovane regista romana Giorgia Farina torna a parlare di donne con un film marcatamente femminile: insieme a Fede

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A due anni di distanza da Amiche da morire, la giovane regista romana Giorgia Farina torna a parlare di donne con un film marcatamente femminile: insieme a Federica Pontremoli scrive Ho ucciso Napoleone, nelle sale italiane a partire dal 26 marzo.


Anita Petroni (Micaela Ramazzotti) è una donna dalle idee decisamente chiare: per avere successo nella vita, sostiene, è necessario essere come dei «Sofficini congelati». Solo mantenendosi fredde e glaciali è infatti possibile fare carriera e raggiungere i propri obiettivi professionali, senza correre il rischio di imbattersi in ostacoli fastidiosi come fidanzati, mariti e figli. La solitudine è la chiave del successo: in questo modo Anita è riuscita a lasciarsi alle spalle una famiglia complicata e problematica per diventare la manager di un’importante azienda farmaceutica, trovando anche il tempo di avviare una storia di sesso clandestina con il proprio capo (Adriano Giannini). «Ora mi spieghi quel coso come diavolo c’è finito lì dentro!»: sono queste le parole che Anita, incredula donna in carriera, rivolge alla propria ginecologa nel corso di un’ecografia che non lascia alcun dubbio. Non è che l’inizio della catastrofe: da un giorno all'altro Anita si ritrova seduta sull’altalena di un parco giochi, incinta del suo capo e licenziata in tronco. Una donna come lei – naturalmente – non si perde d’animo. Una donna come lei mette in moto una crudele e sofisticata macchina della vendetta per riprendersi il posto che le spetta di diritto, coinvolgendo nel suo piano malvagio e senza scrupoli Biagio (Libero De Rienzo), timido e goffo ex-collega, insieme a un gruppo di donne che, per arrotondare, spacciano psicofarmaci nel parco giochi vicino all’azienda.


Con Ho ucciso Napoleone, Giorgia Farina dà vita a una protagonista femminile nella quale non ci si imbatte frequentemente scandagliando il panorama del cinema italiano: una figura né virtuosa né edificante, ma capace di accattivarsi ineluttabilmente lo spettatore. Anita Petroni è una guerriera spietatamente determinata, una dark lady che ha consapevolmente rinunciato al proprio ruolo di moglie e di madre per raggiungere il successo che era certa di meritare, coerente con se stessa al punto da non tradire la propria natura neppure nei rari momenti in cui sembra allentare la presa, mostrandosi inaspettatamente “umana”. Colpita nel suo orgoglio di donna, mette la propria scattante intelligenza a servizio di una sete di vendetta difficile da estinguere, senza perdere aplomb e competenza neppure per un momento. Un po’ Black Mamba (Kill Bill) e un po’ Miranda Priestly (Il diavolo veste Prada). Micaela Ramazzotti è chiamata a interpretare un ruolo assai diverso da quelli ai quali l’avevano precedentemente abituata registi come Carlo Verdone, Pupi Avati, Paolo Virzì: sperimentando una recitazione decisamente sopra le righe, l’attrice supera brillantemente la prova, dando corpo a un personaggio a tutto tondo che, con il suo sguardo vitreo e il nervoso tamburellare delle dita, risulta perfettamente credibile, senza correre mai il rischio di scadere nel macchiettistico.


Ho ucciso Napoleone è un film che fonde diversi generi, passando rapidamente dalle atmosfere della commedia a quelle del thriller e facendo riferimento a immaginari pulp e noir d’oltreoceano, con un inevitabile ma sottile richiamo al cinema tarantiniano. La sua debolezza è proprio in questa commistione che, se da un lato stupisce lo spettatore con improvvisi e inaspettati sconvolgimenti, dall’altro sembra essere la spia di una generale indecisione che porta la regista a cercare situazioni di consueta comicità anche laddove esse non sembrerebbero necessarie. Si tratta tuttavia di difetti che passano in secondo piano, davanti a un film che rappresenta una piacevole ventata di novità e che speriamo sia in grado di inaugurare un nuovo corso per la commedia italiana.



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