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The Fighters - Addestramento di vita

16/04/2015 11:00

Erika Pomella

Recensione Film,

The Fighters - Addestramento di vita

Arnaud (Kevin Azais) ha diciassette anni e sembra che niente possa toccarlo: attraversa il sentiero della vita con una sorta di indifferenza che non lascia tras

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Arnaud (Kevin Azais) ha diciassette anni e sembra che niente possa toccarlo: attraversa il sentiero della vita con una sorta di indifferenza che non lascia trasparire nulla, nemmeno il dolore per la recente morte del padre. La sua estate sembra essere quella di sempre: diviso tra gli amici e i legami che gli si costruiscono intorno. Un giorno, però, nella sua vita arriva Madeleine (Adele Haenel), 19 anni, il fisico asciutto di chi si sta preparando all'Apocalisse. Se Arnaud è calmo e tranquillo, Madeleine è sempre sul piede di guerra, con i muscoli tesi nel preambolo di una rissa. Diffidente, irosa e costantemente in attesa del peggio, Madeleine finisce col diventare il capitolo principale della storia estiva di Arnaud, tanto da spingerlo a seguire la ragazza in un addestramento militare di quindici giorni. Perchè è imprevedibile indovinare quando l'Apocalisse arriverà. Come l'amore.


The Fighters – Les Combattants è una pellicola che, su carta, sembrava destinata al fallimento. Il giovane regista Thomas Cailley per il suo debutto cinematografico mette sul fuoco tantissimi elementi, che sembrano cozzare l'uno con l'altro: dal classico teen-movie alla storia d'amore, dal futuro distopico alle sequenze partorite dalla tradizione action; eppure, miracolosamente, come succede solo negli esperimenti migliori, tutto viene inserito all'interno di una macchina narrativa che fagocita le differenze e le armonizza in una storia in grado di toccare il cuore e di sedurre anche lo spettatore più scettico.


Una storia d'amore che è, anche, una storia di sopravvivenza. Non solo per il durissimo addestramento militare che i due protagonisti devono portare a termine, ma anche per il loro bisogno di sopravvivere a se stessi, ai loro limiti, ai problemi. Nella cornice della "classica estate", in grado di cambiare la vita, Arnaud si reinventa e riscrive i geni del proprio DNA, spesso attingendo ad alcuni cliché da commedia sentimentale che, tuttavia, non rinuncia a risvolti drammatici. In alcune occasioni si ha persino la sensazione di assistere a una versione adolescenziale di Piccole bugie tra amici di Guillaume Canet. Un'estate, due persone agli opposti e due settimane per ri-scrivere la propria storia personale. Cailley tiene la macchina da presa con una maestria sorprendente, senza mai lasciarsi prendere la mano, senza mai voler ricattare emotivamente lo spettatore: racconta la sua storia con la semplicità e la naturalezza del suo genio creativo, senza spingere sull'acceleratore né forzare meccanismi e artifici in cui un giovane cineasta potrebbe facilmente inciampare. Al centro del racconto il regista pone semplicemente i due protagonisti, sdraiati sul paesaggio meraviglioso del dipartimento francese delle Lande, alle prese con un mondo messo in ginocchio da un'ansia sempre più forte verso un futuro oscuro e misterioso, dal quale si può fuggire solo attraverso la forza, l'amore e l'immaginazione.



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