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Citizenfour

24/04/2015 10:00

Marta Bosso

Recensione Film,

Citizenfour

Laura Poitras dirige Citizenfour, un coraggioso documentario che racconta il celebre caso mondiale di violazione della privacy denunciato da Edward Snowden, ex-

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Laura Poitras dirige Citizenfour, un coraggioso documentario che racconta il celebre caso mondiale di violazione della privacy denunciato da Edward Snowden, ex-lavoratore della NSA, agenzia americana che ha il compito di intercettare individui potenzialmente pericolosi per la sicurezza nazionale.
 Citizenfour descrive un pezzo di storia che coinvolge il mondo intero. Uno sguardo cinematografico segue (minuto per minuto) i giorni di Snowden a Hong Kong, quando fornisce alla regista e al giornalista Glenn Greenwald documenti segreti che costituiscono la prova di violazioni di massa della privacy - senza distinzioni e pertanto illegali - da parte dell’Agenzia per la Sicurezza Nazionale degli Stati Uniti.


Quando Edward Snowden decide di affidare le sue prove a Greenwald e Poitras sa che giornalista e regista lavorano già da tempo nel campo delle intercettazioni. Grazie a Citizenfour, infatti, Laura Poitras chiude la sua trilogia di documentari (My Country, My Country, 2006 e The Otah, 2010) incentrata sull’America post 11 settembre. Tre film reali che mostrano come il sogno americano sia solo una grande e bella illusione. L'ultima fatica della regista racconta i fatti reali accaduti nel 2013, quando Snowden avvia la comunicazione utilizzando un sistema di crittografia a chiave pubblica: è qui che la Poitras riceve una lunga mail dettagliata sulle prove che la fonte (Snowden sotto pseudonimo) ha intenzione di fornirle. Citizenfour è un film-documentario che sveste l’organo politico delle sue maschere, svelandone il potere malato e il controllo che esercita sui cittadini. Grazie al primo incontro, avvenuto in gran segreto nel giugno 2013, gli autori sono stati in grado di ricostruire l’attacco alla privacy che gli USA commettono quotidianamente nei confronti degli altri Paesi. Azione illegale e immorale compiuta esattamente a partire dalla settimana successiva all’attentato alle Torri Gemelle.


Edward Snowden, in seguito alle rivelazioni fatte alla stampa, pubblicate in un primo momento su Washington Post e Guardian, è stato accusato di alto tradimento dagli Stati Uniti. Da quell’incontro non ha mai fatto ritorno a casa ed è ancora in esilio all’estero. Rendere note le informazioni e i documenti in suo possesso è stato un gesto di grande sacrificio. Una scelta di libertà. Snowden racconta poco di se stesso, per scelta, per non mettere una figura eroica davanti al suo progetto. Quando Internet è nata, racconta il protagonista, sembrava una cosa miracolosa; rappresentava la possibilità di comunicare e scambiarsi ogni informazione istantaneamente, di aprirsi al mondo, prendendo il meglio. Ma l'umanità ha la singolare capacità di distorcere e sporcare tutto ciò che potrebbe essere usato per fini più nobili. E così è successo anche questa volta. Siamo liberi di giudicare Snowden un pazzo, un illuso, un disonesto, per alcuni, o - semplicemente - un incosciente che ha agito nella speranza che altri governi si ribellassero, che le illegalità cessassero, che altri seguissero il suo esempio (così come Assange e Manning prima di lui). Citizenfour, che ha come produttore esecutivo Steven Soderbergh, proprio quest'anno ha vinto l'Oscar come Miglior Documentario. Nel frattempo, però, il destino di Snwoden scompare in un futuro incerto, angosciante. Attualmente vive da rifugiato da qualche parte in Russia (probabilmente per fare dispetto agli USA, perché Putin non è certo un paladino della libertà di informazione), ma il senso di paranoia e di pericolo rimane tangibile. Abbiamo fatto entrare la vita pubblica nelle nostre case e Internet si è trasformato da finestra sul mondo a telecamera che spia.


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