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Samba

29/04/2015 10:00

Aurora Tamigio

Recensione Film,

Samba

Samba (Omar Sy) è senegalese: da dieci anni è inchiodato in un centro di accoglienza vicino Parigi, in attesa del permesso di soggiorno...

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Samba (Omar Sy) è senegalese: da dieci anni è inchiodato in un centro di accoglienza vicino Parigi, in attesa del permesso di soggiorno. Quando si rivolge a un'associazione che offre consulenze legali agli immigrati, conosce Alice (Charlotte Gainsbourg): la donna, lavoratrice instancabile e compulsiva, si appassiona immediatamente alla sua causa. Sarà difficile capire chi, fra i due, saprà prendersi cura dell’altro.


A quattro anni di distanza dal successo del bellissimo Quasi Amici, Olivier Nakache e Éric Toledano scrivono e dirigono Samba: una nuova commedia degli opposti che, dopo l’amicizia, investiga stavolta il confine tra opportunismo e necessità reciproca nei rapporti sentimentali. Ancora una volta, come da poetica dei due registi, è la storia di un incontro. Omar Sy - attore dal fascino trascinante che, da solo, riesce a colorare anche la più pallida delle pellicole - torna alle proprie origini senegalesi, protagonista di una love story bizzarra a fianco di Charlotte Gainsbourg. Reduce delle trasgressioni senza freni dirette da Lars Von Trier in Nimphomaniac l’attrice torna fra le righe, prestando il suo volto dolce e le sue forme, nonostante l’età, ancora acerbe, a una protagonista algida ma sempre inquieta. Meno irruente del Driss di Quasi Amici, ma altrettanto dirompente, Samba sconvolge la vita di Alice e ne viene sconvolto, in uno scambio di mondi più equilibrato ma meno affascinante.


In Francia il tema dell’immigrazione già da anni fa parte dei motivi del cinema e delle arti. Non è difficile imbattersi in una trama come quella di Samba: una lei bianca, instabile, infelice; un lui africano, in cerca di una casa e di un futuro. Possono questi due personaggi incontrarsi e venirsi in aiuto? E se, nel frattempo, questa cooperazione diventa qualcosa di più intimo? Possono riuscire due registi ambiziosi a costruire una narrazione credibile, senza sprofondare nella retorica o nell’abusato romance? Domande che in Quasi Amici non erano necessarie, trattandosi di un’atipica, splendida amicizia virile che scorreva limpida nella sua originalità, in Samba diventano inevitabili. L’introduzione del tema sentimentale in una vicenda che, di base, somiglia molto a quella della pellicola capofila scuote molti più equilibri del previsto: se da un lato la dinamica romantica rende la vicenda più verosimile, dall’altro genera una pellicola meno magica e facilmente dimenticabile. L’incontro fra l’una e l’altra Francia, altrove semplicemente giustificato dall'esplosione fisica e scenica di Omar Sy (che in Quasi Amici trovava, peraltro, rappresentazione perfetta nell’antitesi di movimento e stasi fra i due protagonisti), lascia qui il posto a un ritmo tutto da costruire. Più morbido, sentimentale, stereotipato. La Gainsbourg, lunatica, attraente e fragile, è qui tuttavia priva del fascino del suo compagno di scena senegalese. Non fosse per il personaggio di Samba, in ogni caso meno complesso e interessante di quello di Driss, il film di Nakache e Toledano non saprebbe reggersi autonomamente. Una trama ordinaria e facilmente prevedibile viene dunque quasi letteralmente appoggiata alle spalle robuste ma fin troppo caricate di Sy. Nonostante ogni opera esca dalla penna dei sue registi sia un prodotto godibile e ben realizzato, è forse l’ora di staccarsi dai precedenti - insperati ma legittimi - successi e provare a realizzare qualcosa di diverso.


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