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Le regole del caos

12/05/2015 11:00

Roberto Semprebene

Recensione Film,

Le regole del caos

Ci sono luoghi che hanno saputo diventare simboli, emblemi di un concetto come di un’intera epoca...

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Ci sono luoghi che hanno saputo diventare simboli, emblemi di un concetto come di un’intera epoca. Così è per la reggia di Versailles, archetipo architettonico e stilistico dell’aristocrazia francese del Settecento. Alla costruzione di questo simbolo partecipò anche una paesaggista francese, Madame Sabine De Barra (Kate Winslet), interprete di un modo di intendere la natura - e la sua organizzazione - che rifuggiva i concetti classici di ordine neorinascimentale. Chiamata da André Le Notre (Matthias Schoenaerts), architetto di corte, a occuparsi di una sezione dei celebri giardini, Sabine compirà un percorso che la porterà non solo a conoscere l'intricato mondo dell’aristocrazia francese di fine Seicento ma anche gli spettri del proprio passato.


Costruito con indubbia eleganza dal regista Alan Rickman (che ritaglia per sé il ruolo di Re Luigi XIV), Le regole del caos è un film sulla dicotomia natura-cultura, che si articola tanto nella realizzazione dei giardini di Sabine quanto nel rapporto fra i personaggi, irreggimentati dall’etichetta. Pur consentendo eccessi, "la legge di Versailles" lascia poco o nessuno spazio all’espressione delle emozioni, in particolari quelle negative. In tal senso, è proprio il dolore per un lutto ad accomunare Madame De Barra e Luigi XIV, inaspettatamente in sintonia proprio grazie a un equivoco in cui, sotto mentite spoglie, i due possono essere se stessi. I dialoghi sono uno dei punti forti del film, insieme ad una certa poesia di fondo che accompagna una storia di per sé piuttosto scontata ma che sa lasciarsi guardare senza annoiare e senza stupire. Non è in effetti la trama a catturare lo spettatore, quanto piuttosto il piacere degli scambi filosofici e gli occasionali voli di ironia, particolarmente spiccati quando in scena c’è Stanley Tucci nei panni di Filippo I di Borbone. Il personaggio della Winslet risalta, anche agli occhi degli stessi aristocratici, per una naturale spontaneità che la rende immune a maschere e dissimulazioni. La recitazione è lodevole, anche se estremamente compassata. Del resto Le regole del caos è un film che appare “troppo inglese” per raccontare una storia ambientata alla corte di Francia: anche nella messa in scena complessiva traspare una concezione dell’aristocrazia e un gusto della moderazione che sembra fuori luogo alla corte di Versailles. Nel complesso Rickman costruisce un gradevole affresco, che sicuramente piacerà ai fan di Kate Winslet, ma potrebbe affaticare chi dal grande schermo pretenda più che emozioni trattenute da un corsetto troppo stretto.



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