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The Salvation

04/06/2015 11:00

Erika Pomella

Recensione Film,

The Salvation

Jon (Mads Mikkelsen) ha lasciato alle sue spalle la terra d'origine - la Danimarca - per cercare fortuna oltreoceano, in quel famigerato West che sembra promett

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Jon (Mads Mikkelsen) ha lasciato alle sue spalle la terra d'origine - la Danimarca - per cercare fortuna oltreoceano, in quel famigerato West che sembra promettere oro e fortuna a tutti coloro che osano intraprendere il viaggio. A completare la sua nuova vita mancano solo la moglie e la figlia, in procinto di raggiungerlo negli Stati Uniti. La reunion però non va affatto come previsto e la famiglia di Jon viene assassinata dai banditi. Preso dalla furia della vendetta, l'uomo uccide i colpevoli non sapendo che uno dei due è un consanguineo del boss della zona Delarue (Jeffrey Dean Morgan). Inizia così una guerra senza fine, tra istinto e sopravvivenza, violenza gratuita e bisogno di riscattare il proprio dolore.


Presentato alla 65ma edizione del Festival di Cannes, The Salvation è un western atipico: pur ricalcando gli stereotipi e la struttura tipica del genere, il film del regista danese Kristian Levring sembra essere più che altro un'operazione nostalgica, un disperato tentativo di riportare in auge atmosfere che sembrano ormai essere smarrite nelle produzioni cinematografiche del nuovo millennio. Ecco perchè The Salvation è un omaggio ai vecchi tempi.


La resa tecnica della pellicola è impressionante: pur avendo girato soprattutto in Sudafrica, Levring riesce senza sforzo apparente a ricostruire un mondo polveroso e sporco, dalla fotografia incredibile, che risveglia l'immaginario collettivo legato al cinema di frontiera, a quella Monument Valley diventata simbolo dell'ars cinematografica a stelle e strisce. Dove, invece, il film fallisce è nella costruzione di personaggi che sembrano solo abbozzati, come maschere appoggiate su volti senza contorni. Sebbene Jon – e allo stesso modo Delarue – abbiano motivazioni valide alla base delle loro scelte, lo spettatore avverte spesso la mancanza di spessore, di quel guizzo finale che può far la differenza tra una pellicola godibile e un ottimo film. The Salvation è realizzato bene, ma colpevolmente privo d'anima. Sono gli attori stessi che cercano di riportarne in vita l'essenza: in particolar modo Mads Mikkelson (che dai tempi di Il sospetto non ha mai smesso di dar prova del suo talento) mette al servizio del regista la sua fisicità, scivolando senza fatica nei panni di un colono danese che si vede portar via la felicità a un passo dall'averla raggiunta. Situazione, questa, comune agli incipit di molti western. Forse è proprio nella mancanza di originalità e di un nuovo punto di vista che risiede la grande pecca della pellicola, che danza davanti agli spettatori con un'eleganza per niente scontata.



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