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Giovani si diventa

16/07/2015 11:00

Aurora Tamigio

Recensione Film,

Giovani si diventa

Josh (Ben Stiller) e Cornelia (Naomi Watts) sono una coppia di intellettuali di New York: regista lui, produttrice lei, vivono i loro quarant'anni senza troppe

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Josh (Ben Stiller) e Cornelia (Naomi Watts) sono una coppia di intellettuali di New York: regista lui, produttrice lei, vivono i loro quarant'anni senza troppe scosse, adagiati nel benessere. Le cose cambiano quando incontrano Jamie (Adam Driver) e Darby (Amanda Seyfried), giovani sposi e creativi modaioli, che traghettano la coppia più matura in una giovinezza ancora da scoprire.


Chi l'avrebbe detto che, dopo tanta goliardia cinematografica, Ben Stiller si sarebbe trovato a interpretare il quarantenne borghese dell'Upper West Side in una piccola ma sempre garbata pellicola di Noah Baumbach? Una New York da cartolina, decisamente in stile Woody Allen, fa da sfondo alla trama non troppo originale di un film delizioso, pieno di nostalgia e di realtà. Nonostante la cornice da commedia, il regista di Francis Ha mette a confronto due generazioni di creativi e ritaglia loro un ritratto molto più amaro di quanto ci si aspetterebbe. Baumbach arriva a trattare più di un tema legato al tempo che passa: il confronto fra Josh e Jamie, documentaristi e registi, uniti da una stessa professione che praticano agli opposti; la distanza fra due donne, Cornelia e Darby, agli antipodi nel modo in cui affrontano il femminile e le sue responsabilità. Certo, manca (e molto) la presenza di Greta Gerwig, musa di Baumbach e attrice splendida in grado di dare a qualsiasi film quel tocco elegante “alla Nouvelle Vague” che serve a slacciare Noah Baumbach dall'etichetta di indipendente americano. Ma, inaspettatamente, Naomi Watts nella commedia è una presenza sempre interessante e Adam Driver si conferma perfetto interprete di quello stile un po' radical un po' chic tanto di moda.


Woody c'è e si vede non solo su New York ma anche nella rappresentazione delle nevrosi di una generazione di creativi mancati e in quelle dei wannabe intellettuali. Se per i più maturi l'arte e la cultura sono ormai un peso, per i giovani diventano – di contro alla farsa naive – ansia da prestazione costante, condita di un inquietante horror vacui. Baumbach parla di libertà – cercata, inseguita o rifiutata – e impone saldamente al film il suo punto di vista di autore, di regista (proprio come i suoi protagonisti) e di quarantenne. Non fosse per la cornice frizzante, il ritratto degli intellettuali newyorkesi sarebbe semplicemente cinico e degno di uno sguardo al tramonto. Non c'è polemica contro le generazioni più giovani ma la presa d'atto di una perdita di innocenza, sapientemente nascosta sotto personaggi così vivaci che il pubblico non può che amarli tutti allo stesso modo. L'accezione nostalgica del titolo originale While We Are Young (definitivamente spazzato dalla traduzione italiana) lo ricorda ogni sequenza: è l'immagine di uno sguardo che si guarda perdersi, al passato per Josh e Cornelia o nel futuro per Jamie e Darby.



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