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Self/Less

03/09/2015 11:00

Roberto Semprebene

Recensione Film,

Self/Less

Quante volte ci viene da pensare che il tempo a disposizione sia troppo poco, che la nostra vita ci sfugga dalle mani troppo in fretta e che per fare tutto quel

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Quante volte ci viene da pensare che il tempo a disposizione sia troppo poco, che la nostra vita ci sfugga dalle mani troppo in fretta e che per fare tutto quello che abbiamo in mente ci servirebbe ben più di una singola esistenza? Self/Less parte da questo assunto di base prefigurando una realtà in cui sia effettivamente possibile guadagnare una nuova vita, nelle forme di un nuovo corpo in cui trasferire la nostra mente.


Damian (Ben Kingsley) è un miliardario cui un tumore lascia solo pochi mesi di vita, quando riceve l’invito a visitare un centro di ricerca segreto. In questo laboratorio - i cui servigi sono riservati a pochi, facoltosi clienti - gli viene prospettata la possibilità di trasferire la propria mente in un corpo nuovo, giovane e aitante (Ryan Reynolds), che l’uomo accetta dopo un iniziale tentennamento. La fantascientifica operazione va in porto e Damian diviene Edward. Ben presto, però, si rende conto che qualcosa non va: a meno di prendere con costanza delle pillole, la sua mente è invasa da allucinazioni che si conformano sempre più chiaramente come ricordi. Ma ricordi di quale vita? Per scoprirlo Edward scoperchierà un vaso di pandora che metterà a rischio non solo la sua vita, ma anche quella di altre persone inconsapevoli del loro coinvolgimento.


Self/Less è un thriller fantascientifico con grosse contaminazioni melodrammatiche. Gli assunti di base risultano potenzialmente interessanti, ma lo sviluppo si cala nel solco dei più classici film action/spy story senza che apparentemente ce ne siano forti presupposti. Damian, che si suppone essere stato tutt’altro che uno stinco di santo nella sua “vita precedente”, in quella nuova sembra non solo voler rimediare agli errori passati ma anche aggiustare gli aspetti della sua nuova realtà - di cui non era a conoscenza - legati principalmente all’origine del suo “nuovo corpo”. Se a Ben Kingsley è riservata la primissima parte del film, è Ryan Reynolds a gestire il grosso delle situazioni raccontate dando ad Edward fisico, reattività e anche una certa espressività. Il film nel complesso si lascia guardare, sebbene non sempre il suo sviluppo risulti pienamente coerente. In termini di montaggio, scene ingiustificatamente lente e insistite si accostano a fasi che riassumono persino eccessivamente interi periodi, rendendo la pellicola un po’ schizofrenica. Questa caratteristica si ritrova anche nella definizione del genere: un film che non sa trovare un vero incontro fra il dramma e l’action, risultando più un alternanza che un mix dei due generi.



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