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In un posto bellissimo

03/09/2015 11:00

Caterina Bogno

Recensione Film,

In un posto bellissimo

A cinque anni dal suo film d’esordio Il primo incarico, presentato a Venezia nel 2010, Giorgia Cecere torna a raccontare le complesse dinamiche del cuore femmin

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A cinque anni dal suo film d’esordio Il primo incarico, presentato a Venezia nel 2010, Giorgia Cecere torna a raccontare le complesse dinamiche del cuore femminile con In un posto bellissimo. A dare un volto e un corpo alla protagonista di questa storia privata è ancora una volta l’apprezzata Isabella Ragonese: l’attrice palermitana, già al centro dell’opera precedente della regista, veste per l’occasione i panni di Lucia, moglie, madre e figlia. Tra le nebbie dell’astigiano si snoda l’esistenza di una coppia che, come tante altre prima, ha deciso di sposarsi e di fare un figlio, che adesso si fa grande piano piano. Nella sua mite dolcezza, divisa tra le attenzioni per il figlio e il suo tranquillo lavoro in un negozio di fiori, Lucia si è affidata al marito (Alessio Boni) e ha delegato a lui la facoltà di trovare un giusto ritmo per il loro amore. I giorni, tuttavia, spostano lentamente il centro dell’equilibrio: l’ombra di un tradimento subìto, insinuatasi prepotentemente nelle giornate della donna, e l’incontro-scontro con Feysal (Feysal Abbaoui), un giovane venditore ambulante egiziano, permetteranno a Lucia di ritrovare il proprio baricentro e di prendere in mano – letteralmente – il volante della propria vita.


Giorgia Cecere conduce gli spettatori al cospetto di una vicenda privata, ponendoli innanzi alla quotidianità spesso soffocante di due persone qualunque che affrontano quello che ciascuno è chiamato – volente o nolente – a fronteggiare: il tempo. Un tempo che scivola tra le mani scavando abissi di incomunicabilità, tra gioie e rancori, coprendo ogni cosa con il manto pesante dell’abitudine. Ma l’imprevisto è sempre in agguato e può avere il volto del diverso, il diverso che la società ci ha insegnato a guardare con diffidenza e che tuttavia può sorprendentemente diventare la molla fondamentale di una necessaria indagine interiore. Feysal non ha niente e vive senza interrogarsi sul domani. Lucia è convinta di avere tutto ciò che le è necessario ma è incapace di goderne, perché bloccata dal timore di perderlo. Ma cosa sono diventati Lucia e Andrea? Cos’è che li lega? In un posto bellissimo è un film che parla sottovoce, muovendosi attraverso frasi sussurrate, sguardi lasciati cadere e un’attenzione tutta particolare al dettaglio. La trama mette in fila piccoli eventi certo meno eclatanti di quelli che siamo soliti trovare in una sceneggiatura. Così la forza di quest'opera ne è, allo stesso, la più vistosa debolezza: se da un lato siamo portati ad apprezzare un cinema intimo e - bene o male - privo di significativi scivoloni nella retorica, dall’altra parte diventa difficile per lo spettatore identificarsi in questi personaggi, che continua a percepire come distanti, come pedine di una vicenda che non gli appartiene e della quale, in fondo, non avverte la necessità.



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