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Remember

17/09/2015 11:00

Valentina Pettinato

Recensione Film,

Remember

Siamo in una casa di riposo: Zev (Christopher Plummer), affetto da demenza senile, alterna momenti di lucidità a drammatici vuoti di memoria; Max (Martin Landau

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Siamo in una casa di riposo: Zev (Christopher Plummer), affetto da demenza senile, alterna momenti di lucidità a drammatici vuoti di memoria; Max (Martin Landau) è attaccato a una bombola di ossigeno, ed è la memoria storica del suo amico Zev. I due sono ebrei, hanno perso le loro famiglie ad Auschwitz e sono legati da una missione: trovare il responsabile, il comandante delle SS, Otto Walish - alias Rudy Kurlander- e fargliela pagare. Ma i Kurlander ancora in vita sono quattro e riconoscerlo spetta a Zev, che può scappare dalla casa di riposo ma non ha memoria. Così, con un piano improvvisato, scritto dal suo amico su una lettera per ricordare cosa deve fare, Zev parte alla ricerca del carnefice.


Remember di Atom Egoyan, in concorso alla 72ma Mostra del Cinema di Venezia, è un film che mescola Olocausto, identità e vendetta. Ci troviamo davanti all’ennesimo intrigo storico, all’ennesima caccia al nazista. L’elemento di maggiore novità è rappresentato dal protagonista della vicenda, nei panni di un goffo e anziano sicario, tremolante e svenevole, che suscita così tanta tenerezza dal ricevere paradossalmente aiuto da chiunque. Pur trattando temi sdoganati, il film gioca con dolcezza e ironia e riesce ad affascinare lo spettatore. Ma dura poco. Egoyan lo infarcisce di troppe cose: la polarizzazione bene-male; il ricorso all’artificio del capovolgimento delle identità; il tema della memoria. Come se non bastasse, imbrigliata in una sovrastruttura che gronda banalità, la messa in scena affida al meccanismo narrativo il "presunto" compito di movimentare la pellicola, per giunta solo sul finale. E in maniera discutibile: incentrando il racconto sul rapporto realtà-finzione, gli elementi mescolati risultano poco funzionali a far emergere le dinamiche del thriller. Il coup de théàtre chiude un meccanismo narrativo che potrebbe funzionare, ma appare fuori luogo rispetto a quanto la regia ci aveva mostrato in precedenza, una rappresentazione intensa e delicata: tutto diventa macchinoso, pesante e stride con gli aspetti più interessanti della pellicola. Bello come il regista abbia dosato la vena ironica, inserita con cinismo in alcune scene davvero meravigliose. Ma Remember fa un pastone di elementi: dentro trovi di tutto, dal Senn Penn di This must be the place a Memento. E ciò che è peggio è che tutto ciò che affascina della pellicola - e che Egoyan ripone nella costruzione del personaggio principale - tradisce lo spettatore verso l’epilogo, in maniera gratuita, non essendo necessaria nell’economia della storia. Fagocitato dai suoi stessi elementi, Remember è un senile road movie agro-dolce che nicchia davvero a troppi generi. Peccato perché qualcosa c’era, ma non ce lo ricordiamo quasi più.



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