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Via dalla pazza folla

29/09/2015 11:00

Erika Pomella

Recensione Film,

Via dalla pazza folla

Bathsheba Everdene (Carey Mulligan) è una donna istruita che, a dispetto delle misere condizioni economiche, sogna l'indipendenza: la sua ambizione le impedisce

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Bathsheba Everdene (Carey Mulligan) è una donna istruita che, a dispetto delle misere condizioni economiche, sogna l'indipendenza: la sua ambizione le impedisce di accettare la proposta di matrimonio del fattore Gabriel Oak (Matthias Schoenaerts). Una morte improvvisa, però, cambia per sempre il destino della ragazza che, di colpo si ritrova proprietaria terriera, in grado di offrire lavoro proprio a Gabriel, caduto in rovina dopo la morte del suo gregge. Nei suoi nuovi panni di ricca ereditiera, Bathsheba cattura l'attenzione e il cuore di William Boldwood (Michael Sheen), un ricco possidente che sembra essersi chiuso alla vita. Ben presto, però, le attenzioni della volubile Bathsheba vengono catturate dall'arrivo del vanesio sergente Troy (Tom Sturridge).


Thomas Vinterberg torna dietro la macchina da presa a tre anni di distanza da Il sospetto, film algido e tesissimo con cui già aveva mostrato di saper raccontare una storia umana verosimile e spaventosa. Per il suo ritorno sulla scena il regista sceglie di trasporre un bestseller della letteratura britannica, portando sullo schermo Via dalla pazza folla, romanzo che Thomas Hardy diede alle stampe nel 1874. Il risultato, però, è lontano anni luce dalla qualità a cui Vinterberg ha abituato nel corso della sua carriera. Via dalla pazza folla assume ben presto le sembianze di un melodramma arido di emozioni: la malinconica fotografia di Charlotte Bruus Christensen - che pennella di luce calda paesaggi e vecchie magioni - stride con la mancanza di empatia dei personaggi che, svestiti dalla loro dimensione più intima, finiscono per somigliare a sterili macchiette di una rappresentazione scialba. Il vero problema di Via dalla pazza folla si deve ricercare proprio nella raffigurazione dei protagonisti. Carey Mulligan dovrebbe prestare anima e volto a una donna dalla personalità complessa ma il risultato è solo il ritratto di una bambina viziata che si copre di parole più grandi di lei. Persino Michael Sheen, nei panni di William Boldwood, proprietario terriero arcigno ma dal cuore tenero, inciampa in un personaggio patetico e assurdo, tratteggiato con troppa ingenuità e troppa poca cura. Lo spettatore si trova così dinnanzi a una pellicola in cui il pathos e la predestinazione tragica scompaiono per lasciare spazio ai capricci cinematografici di una bambina. Su una sceneggiatura superficiale e a tratti involontariamente comica.


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