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La vita è facile ad occhi chiusi

12/10/2015 11:00

Caterina Bogno

Recensione Film,

La vita è facile ad occhi chiusi

Nella Spagna franchista del 1966, Antonio (Javier Càmara) è un maestro di scuola elementare madrileno che insegna l’inglese ai suoi alunni attraverso i testi de

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Nella Spagna franchista del 1966, Antonio (Javier Càmara) è un maestro di scuola elementare madrileno che insegna l’inglese ai suoi alunni attraverso i testi delle canzoni dei Beatles: li legge, li detta e li traduce, invitando i bambini a interpretarli. Quando scopre che John Lennon in persona sta girando un film nella città andalusa di Almería, nel sud-est della penisola iberica, senza pensarci due volte intraprende un lungo viaggio in macchina per incontrare e conoscere il proprio idolo. Durante il percorso offre un passaggio a Juanjo (Francesc Colomer), un sedicenne scappato di casa dopo l’ennesimo scontro con il padre, e Belén (Natalia de Molina), una ragazza affascinante che fugge da un luogo misterioso portando un segreto con sé. Diretti ad Almería ciascuno per una ragione diversa, ciascuno con le proprie speranze, Antonio, Juanjo e Belén condivideranno un tratto di strada e un pezzo di vita, legandosi gli uni agli altri in un’amicizia che non potranno più dimenticare.


La vita è facile ad occhi chiusi è l’ottavo lungometraggio del regista e scrittore spagnolo David Trueba, che firma anche la sceneggiatura di questo film vincitore di ben sei premi Goya (l’equivalente spagnolo del David di Donatello italiano). «La vita è facile ad occhi chiusi» è la traduzione di un verso della celebre canzone dei Beatles Strawberry Fields Forever, composta da Lennon proprio mentre si trovava ad Almería – conosciuta anche come la Terra delle fragole – per le riprese di Come ho vinto la guerra (Richard Lester, 1967). Durante quel periodo in Andalusia il leader dei Beatles, reduce dal tour mondiale del 1965, alle prese con un imminente divorzio e con la sperimentazione dell’LSD, aveva effettivamente ricevuto la visita di Juan Carrión, un professore di inglese che si era recato sul set per chiedere a Lennon di correggere i testi delle canzoni del quartetto di Liverpool che egli stesso aveva trascritto per i propri alunni. Secondo la leggenda, è stato proprio a seguito di quell’incontro che i Beatles hanno cominciato a inserire i testi delle loro canzoni sul retro degli LP.


David Trueba racconta una Spagna lacerata dal contrasto tra una generazione ancora condizionata dalla guerra civile e una pronta a lasciarsela alle spalle per andare di corsa incontro al futuro. In tale contesto John Lennon diviene un’icona di progresso e di libertà alla quale tendono irriducibilmente i personaggi del film: in fondo non conta tanto riuscire a raggiungerlo quanto, piuttosto, mettersi in viaggio per cercarlo e, soprattutto, decidere da sé del proprio destino. È questa infatti la molla che spinge Antonio, Juanjo e Belén a partire ed è questa, in seconda istanza, il senso ultimo del film e il suo limite. La vita è facile a occhi chiusi pecca di eccessivo idealismo e finisce per risultare un’opera ingenua. Allo stesso tempo però ci ricorda che un cinema dei buoni sentimenti, in grado di non scadere nella retorica, è possibile.


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