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Europa '51

21/10/2015 11:00

Samantha Ruboni

Recensione Film,

Europa '51

Roma, primo dopoguerra...

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Roma, primo dopoguerra. Irene Girard (Ingrid Bergman), moglie del ricco George Girad (Alexander Knox), è alle prese con i preparativi di una cena con gli amici. La donna per queste futilità trascura il figlio che, cercando l'attenzione dei genitori, si getta dalle scale. Per delle complicazioni il bambino muore e la donna si ripromette d'ora in poi di dedicarsi al prossimo. Comincia così a frequentare le borgate più povere di Roma e a portare aiuto sia materiale che morale. Per aver lasciato scappare una ragazzo inseguito dalla polizia, Irene viene arrestata per favoreggiamento e condotta in commissariato. Lì il marito, stufo delle sue assenze e dello strano comportamento, cui si aggiunge il sospetto di un tradimento, farà internare la moglie in manicomio.


Con questo film, Leone d'oro a Venezia nel 1952, Roberto Rossellini indaga, in grande anticipo sulla Nouvelle Vague, la crisi esistenziale di una donna. Irene è una donna complessa, egoista, egocentrica che non ricerca il bene ma il benessere; viene toccata dalla grazia solo dopo la crisi data dalla morte del figlio. La crisi di Irene è quella dell'umanità: l'urto di due concetti di vita, quello pieno di futilità della società benestante e quello pieno di amore familiare e delle piccole cose della povertà. Irene si avvicina prima al marxismo poi al cattolicesimo, ma alla fine se ne allontana diventando un'anticonformista. Spaventa il marito, i comunisti, i medici e anche il prete che decidono di chiuderla nell'ospedale psichiatrico. La famiglia non ha reazione alla notizia, ne sembra anzi sollevata e abbandona Irene senza guardarsi indietro. Gli unici che reagiscono a questa decisione sono i poveri che Irene ha aiutato, una famiglia che ha costruito facendo del bene e l'unica alla quale importa qualcosa di lei. Nel finale straziante, dove Irene saluta tutti dalle sbarre della finestra della sua cella, mentre una macchina nera con a bordo la vera famiglia se ne va, i poveri le urlano parole di conforto inneggiando alla santità.


La pellicola - parte della Trilogia della solitudine con Stromboli, terra di Dio (1950) e Viaggio in Italia (1954) - è sicuramente la più particolare delle opere di Rossellini. Qui il regista, nonostante le tematiche e lo stile neorealista, riesce a sperimentare qualcosa di diverso, ovvero l'introspezione, il concentrarsi sulla psicologia di un singolo personaggio riuscendo a non cadere nella psicanalisi. Il punto di forza della pellicola è l'interpretazione magistrale di Ingrid Bergman, senza la quale il film perderebbe tutto il suo fascino. Europa '51 risulta interessante come punto di svolta della ricerca del regista, ma resta una trama in cui molti punti rimangono senza sviluppo. Un film che da decenni lascia con l'amaro in bocca.


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