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Pop Redemption

22/10/2015 11:00

Maurizio Encari

Recensione Film,

Pop Redemption

La musica metal e il cinema non hanno mai avuto un buon rapporto...

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La musica metal e il cinema non hanno mai avuto un buon rapporto. Se si esclude infatti il riuscito live-action di Detroit Metal City (tratto dal manga/anime cult), le occasioni di osservare metalhead protagonisti sono veramente scarse e, per la maggior parte, tendono ad essere in ruoli di mero supporto se non addirittura nei panni di diabolici villain. Arriva perciò inaspettato Pop Redemption, commedia francese diretta nel 2013 da Martin Le Gall, al suo esordio nel lungometraggio dopo una manciata di corti. Il regista infatti sceglie di raccontare la storia di una band black metal alle prese con problemi personali ma in procinto di partecipare al concerto più importante di tutta una carriera.


I Dead Makabes sono una band black metal che suona insieme da oltre quindici anni. I quattro membri del gruppo, anche grandi amici nella vita, si trovano però di fronte ad una svolta quando il loro leader Alex riesce a ottenere un ingaggio all'imminente edizione dell'Hellfest, festival francese al quale accorrono ogni anno decine di migliaia di persone. Durante il loro viaggio i Dead Makabes vengono ingaggiati per suonare in un piccolo locale, ma il proprietario è ignaro del genere musicale da loro praticato: la serata si conclude così in un fiasco e con una rissa sfiorata tra la band e il gestore. Quest'ultimo arriva addirittura, dopo la chiusura del locale, a tagliargli la strada e a sparargli con un fucile, dando vita ad un incidente nel quale proprio lo sparatore perde la vita. Presi dal panico e incolpevoli dell'accaduto, i Dead Makabes scelgono comunque di recarsi all'Hellfest, ignari che il destino ha in serbo per loro altre imprevedibili sorprese.


Le Gall è bravo a non scadere nelle generalizzazioni e nei pregiudizi, dando vita a una commedia fresca e a tratti non priva di soluzioni originali. Certo alcuni stereotipi atti ad argomentare la vis comica dei contrasti sono presenti, ma lo sguardo del regista è sempre acuto nel reggersi su un equilibrio, sonoro e non, capace di conquistare sia il pubblico più classico che gli amanti di suddetto genere musicale. Pop Redemtpion guarda non poco nella sua narrazione ai mitici Fab Four, con frasi di Lennon & co. ad aprire ognuno dei quattro "capitoli" in cui è divisa la vicenda e addirittura un improvvisato travestimento dei nostri da improbabili figli dei fiori costretti dagli eventi a suonare proprio i classici degli stessi Beatles. Con una buona dose di simpatia che si esprime anche nelle diverse figure secondarie (e con tanto di goth-girl a togliere le castagne dal fuoco) e un finale esplosivo girato in loco all'edizione 2012 del vero Hellfest, le occasioni di divertimento non mancano per una visione insolita ma piacevole che ripercorre tutti gli stilemi del road-movie per offrire una storia diversa dal solito.


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