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Mia madre fa l'attrice

24/11/2015 12:00

Valentina Pettinato

Recensione Film,

Mia madre fa l'attrice

Silvana Stefanini, attrice meteora negli anni ’50 raccontata dal figlio

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Un figlio regista e un rapporto difficile con una madre ex attrice: potevano esimersi dal provare a riconciliarsi attraverso un film? Da qui nasce l’ultimo delizioso lavoro di Mario Balsamo, che ritorna a Torino dove aveva presentato Noi non siamo come James Bond, citato anche in quest’opera.


Mia madre fa l’attrice parla ovviamente di sua mamma Silvana Stefanini, attrice meteora negli anni ’50, che prese parte a diversi film importanti ma con ruoli sempre marginali. Balsamo mette in scena con ironia un docufilm ironico e beffardo, in cui la parentesi cinematografica della donna è un pretesto per parlare del loro rapporto e per riuscire a fare finalmente qualcosa insieme. Ricordando una vecchia pellicola da lei interpretata, La barriera della legge di Piero Costa, Mario Balsamo realizza un documentario sincero, che non cerca la commozione o il sentimentalismo e parla con naturalezza di incomprensioni, di mancanza, senza mai perdere la gioia e l’ironia. Il compito non era semplice, ma la scelta di utilizzare come pilastro centrale della narrazione la rievocazione del film di sua madre è quella vincente.


Attorno a questa tematica principale, che si presta a essere sbeffeggiata, si avviluppa tutto lo spettro di stati d’animo che hanno caratterizzato il rapporto del regista con i propri genitori. E nel vedersela con la madre, ormai ottantacinquenne, le cose non diventano mica facili, perché la donna non ha perso esibizionismo e quel piglio che la caratterizzava in gioventù. A mediare viene in soccorso il cinema, con il suo linguaggio artefatto, i suoi siparietti, i copioni da ignorare per migliorare le battute a braccio. Cannibalizzando il canovaccio, i due - l’uno accanto all’altra - recitano il loro rapporto, muovendosi sullo spazio filmico tra realtà e finzione. A zonzo con la vecchia Lancia Fulvia del padre, i co-protagonisti dipingono con colori surreali e grotteschi il loro nuovo rapporto, dichiarandone platealmente la finzione. Sovraccaricando le uniche sequenze finte con colori acidi e con scenografie posticce, è come se la regia ammettesse che l’operazione di recupero di un rapporto attraverso un documentario sia solo l’ultimo tentativo, forse perso in partenza. Perché la verità risiede proprio nel resto, nei fuori ciak, nel caratteraccio di una "madre ingombrante". Lasciando intuire (ma fuori dallo schermo) le sofferenze, le assenze, un certo senso di solitudine, Balsamo racconta una storia vera di amore e dedizione universale; l'affetto per qualcuno che, irrisolto, non riesce a vedere altro che sé. Così, in una commistione tra livelli di realtà e di fiction, il regista dona al pubblico il suo materiale filmico e permette quasi un libero confronto. Molti si riconosceranno nella tensione tra i co-protagonisti, nelle battute caustiche, nella schiettezza quasi innaturale. E nel mettere a nudo, camuffandolo tra finzione e documentario, il rapporto con sua madre, Balsamo non fa altro che svelare i rapporti in generale. Mia madre fa l’attrice è un’opera che diverte, che confonde e affascina. Il regista non sempre riesce a far funzionare le componenti di metacinema, ma il risultato è sorprendente. Davvero onesto.


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