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Irrational Man

15/12/2015 11:00

Valentina Pettinato

Recensione Film,

Irrational Man

Woody Allen ritorna al cinema con una pellicola intellettuale e realistica

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Presentato fuori concorso al Festival di Cannes, Irrational man è l'ultimo lavoro di Woody Allen, che ritorna al cinema con una pellicola intellettuale e realistica, lasciando da parte le atmosfere oniriche e sentimentali dei suoi ultimi lavori. È indiscutibile che questo film si avvicini a una sua produzione più datata, in cui vita e morte sono legati tra loro da casualità e ricerca di senso.


Abe Lucas (Joaquin Phoenix) è un professore di filosofia alla deriva. Ha perso in un suo caro amico e niente sembra per lui avere più significato: trova insulsa qualsiasi cosa e non ha più voglia di vivere. Quando inizia a insegnare a Braylin, un piccolo college sulla East Coast, nella sua vita fanno capolino due donne, diversissime tra loro. Rita (Parker Posey) - una collega dedita a vizi e stufa del suo matrimonio infelice - e Jill (Emma Stone), splendida studentessa con la quale stringerà un rapporto di complicità.


Mettetevi comodi, abbandonate ogni velleità di leggerezza. Allen torna sullo schermo dopo una produzione cinematografica immensa e non può che tirare le somme della sua attività. Irrational man è un'opera a due voci, autocitazionista (Match Point, Crimini e Misfatti, Love and Death), sillogistica, disperata e straziante. Ma con una messa in scena e una timbrica che sfumano le componenti più drammatiche. Il film procede per tesi, antitesi e sintesi (precarie), cercando di dimostrare - a suo modo - l'indimostrabile. Ad esempio l'essere e la sua insostenibile leggerezza, nelle movenze di una giovane ragazza che rivela il suo amore incondizionato; il reale e il razionale come concetti discutibili, attraverso le azioni sconclusionate di un uomo che non ha più slanci. Se la filosofia ha fatto da padrona in molti lavori del regista, in questo caso appare quasi come elemento fallace; un qualcosa di disonesto che andrebbe smascherato. Questa volta non ne discutiamo in eleganti salotti, bevendo bicchieri di buon vino, con della musica di sottofondo. Non ci sono protagonisti egocentrici e logorroici, convinti delle loro argomentazioni. Ci sono personaggi tremuli e indifesi, che brancolano a modo loro nel buio, senza ragione.


Procedendo con una narrazione affidata alla voce del protagonista maschile, alternata a quella della coprotagonista femminile, la pellicola è un confronto tra generi, tra età, tra percorsi di vita. Ma chi vince, in questo confronto, è solo il caso. Jill, appagata ma annoiata nella sua relazione, ha un nuovo slancio emotivo nell'incontro col suo professore. Abe, orfano di emozioni, ritrova un motivo per tornare a vivere in una discussione casuale ascoltata in un bar. I due, in una bellissima scena al Luna Park, vedono le loro immagini distorte, attraverso gli specchi deformanti. Non ci sono più canoni estetici, regole e armonie perfette. E in quelle immagini, mostruose, il primo bacio tra i due trasforma la finzione in realtà. Recitare un rapporto amicale è solo un pretesto per nascondere a loro stessi che la felicità può essere un caso, può generare da qualunque cosa, anche dalla bruttura, dalla noia, dalla disperazione. Da un gesto estremo, come la roulette russa, come un omicidio, come abbandonare qualcuno che si è amato. E che l'umano, ciò che noi chiamiamo umano, è spesso esercizio di stile, perché basta un'inaspettata tristezza per credere razionale crudeltà e follia. Irrational man è un film sull'essere, sul non essere. È un ghigno sarcastico del caso mentre governa le scelte dell'uomo.



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