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Garm Wars: L'ultimo druido

13/01/2016 11:00

Maurizio Encari

Recensione Film,

Garm Wars: L'ultimo druido

Il pianeta Annwn è da anni in guerra...

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Il pianeta Annwn è da anni in guerra. Un tempo questo mondo era controllato da otto tribù chiamate i Garm, ognuna con le proprie peculiarità basata sulle rispettive funzioni, e tutte servivano il dio creatore Danaan. Ma un giorno Danaan decise di abbandonare il mondo e le varie tribù cominciarono una guerra per la supremazia. Oggi, in un mondo in rovina, sono rimaste solo tre "etnie" a combattersi: i Briga, i Columba e i Kamtak. Anche i Druidi, i messaggeri di dio, si sono completamente estinti. O almeno così è creduto. Dopo un violento scontro tra gli eserciti di Briga e Columba, un Kumtak viene recuperato in compagnia di un Gula (un basset hound, creatura ritenuta sacra) e Nascien, forse proprio l'ultimo Druido rimasto in vita. Questo improbabile trio si troverà, in seguito a un ennesimo scontro a fuoco, a viaggiare nelle Terre Desolate dove si ritiene possa aver luogo un evento in grado di cambiare per sempre la storia dei Garm. Al viaggio si uniscono per casualità anche Khara-23, pilota combattente dei Braga, e il soldato SKELLIG dei Briga, in un'insolita tregua per un'impresa destinata a modificare le sorti del mondo intero.


"Volevo creare un nuovo mondo, una nuova mitologia in grado di differenziarsi dai capolavori, classici e moderni, del cinema fantastico": parole di Mamoru Oshii, storico regista di alcune delle più importanti opere d'animazione giapponese come Ghost in the Shell (1995) e The Sky Crawlers - I cavalieri del cielo (2008), qui alle prese con il suo primo live-action in lingua inglese. Garm Wars: L'ultimo druido è a tutti gli effetti una sorta di prequel, con un finale ben più che aperto, che ci introduce in un mondo filmico nuovo di zecca che si rifà esplicitamente a quella sci-fi avveniristica tipica degli anime nipponici. E proprio in questo risiede il peggior difetto dell'operazione: il film infatti segue nella narrazione e nello stile registico quello di un moderno cartone animato/videogioco, abusando di computer grafica (comunque soddisfacente dal punto di vista visivo) e abbozzando con tratti sin troppo minimali i caratteri del trio di protagonisti. Se con l'affascinante Avalon (2001), precedente live-action stavolta di matrice polacca, il regista era riuscito a fondere bene le due realtà con ispirati rimandi ad un certo cinema d'autore sovietico, in questo caso il mix funziona meno, pur non disdegnando grandi pagine di pura visionarietà, purtroppo soffocate dall'eccesso di virtuosismo nella creazione di ambienti e creature. La stessa sceneggiatura, partorita da Oshii insieme a Geoffrey Gunn, ci bombarda di un corposo background durante i titoli di testa, risultando sin troppo ambiziosa per far da sfondo a quello che verrà dopo che altro non è che l'ennesima "ricerca di un Santo Graal" durante il quale nemici giurati scopriranno il valore di una possibile coesistenza. Garm Wars: L'ultimo druido si bea troppo delle sue potenzialità, finendo per essere un ibrido pasticciato e ammaliante nel quale il trio di protagonisti, nei panni di cloni a tempo determinato (così come tutti gli abitanti del pianeta), si muove a corrente alternata, con il solo Lance Henriksen a risultare discretamente efficace in un ruolo al sottile confine con lo scult.


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