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The Pills - Sempre meglio che lavorare

14/01/2016 11:00

Riccardo Cotumaccio

Recensione Film,

The Pills - Sempre meglio che lavorare

Prodotto da Pietro Valsecchi e Matteo Rovere, Sempre meglio che lavorare è il primo - atteso - debutto sul grande schermo dei The Pills, ovvero Luca, Matteo e L

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Prodotto da Pietro Valsecchi e Matteo Rovere, Sempre meglio che lavorare è il primo - atteso - debutto sul grande schermo dei The Pills, ovvero Luca, Matteo e Luigi: tre ragazzi di Roma Sud esplosi su YouTube nel lontano 2011 grazie alle loro ironiche, dissacranti, piccate - per l'appunto - pillole in bianco e nero. Con il debutto su Italia1 di "Non ce la faremo mai", ogni lunedì in seconda serata, il trio comico romano trova la concreta consacrazione cinematografica con il primo lungometraggio.


Luca, Matteo e Luigi, alla soglia dei trent'anni, non hanno alcuna intenzione di lavorare. Tenendo fede a una promessa stretta da piccoli, il trio di amici trascorre il suo tempo burlandosi l'uno dell'altro, tirando a campare fumando sigarette, bevendo caffè e scacciando qualsiasi intenzione di prendersi sul serio. Luca, però, incontra Giulia (Margherita Vicario), l'amore della sua vita e con lei inizia a ottenere piccoli, sporadici, impieghi. Tutto all'insaputa dei suoi due amici. Matteo, che ancora vive con i suoi, assiste alla reazione del padre, intenzionato ad abbandonare il lavoro da idraulico per godersi una vita diversa a Berlino, tra selfie e sogni. Luigi è invece colto da una malinconia improvvisa che lo riporta a quando aveva sedici anni, tra occupazioni scolastiche e muri imbrattati. Ben presto, però, le vie dei tre amici finiscono per incontrarsi su una, drastica soluzione. Lavorare? Non proprio.


Il debutto alla regia di Luca Vecchi dimostra una capacità comica ben più profonda di tante - troppe - commedie smarrite nell'immensa galassia del recente anonimato italiano. Dissacrante, demenziale, matura e malinconica, l'opera dei The Pills è citazionistica quanto basta per ispirarsi al cinema più o meno datato, italiano ma anche straniero. L'idea dei componenti del trio, da piccoli interpretati da audaci bambini, è un ottimo binario alternativo per addolcire una trama indubbiamente spezzata: la prima metà del film è un susseguirsi di "pillole" legate a loro modo da alcuni comuni denominatori; la seconda parte viaggia con maturità verso un finale riflessivo, con un'ironia che strizza l'occhio al lato romantico e nostalgico, quasi verdoniano, della recente commedia tricolore. Tarantino, Fight Club, L'attimo fuggente, i Monty Phyton: le ispirazioni sono così chiare da diventare tributi rivisti - e non storpiati - dal trio comico, qui prodotto dallo stesso Valsecchi di Checco Zalone. I The Pills sanno prendere e prendersi in giro, ironizzando sul loro stesso percorso e combattendo lo stereotipo della commedia contemporanea. Quello che raccontano è un loro mondo in bianco e nero, un sogno mai abbandonato (pur andando controcorrente), una scommessa vinta ma - forse - non premeditata. Nonostante qualche scelta stilistica ingenua e interpretazioni tutt'altro che indimenticabili, Sempre meglio che lavorare - come azzarda Luigi Di Capua in conferenza stampa - somiglia a I Vitelloni del nostro tempo. Lontano dalla matrice cinepanettonica, l'esordio dei The Pills al cinema - in 350 sale italiane - fa ridere e, soprattutto, non pensare a nient'altro che al loro primo, grande merito: quello di sorridere delle difficoltà.


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