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Se mi lasci non vale

26/01/2016 12:00

Aurora Tamigio

Recensione Film,

Se mi lasci non vale

Vincenzo (Vincenzo Salemme) è stato tradito dalla bella moglie Sara (Serena Autieri)...

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Vincenzo (Vincenzo Salemme) è stato tradito dalla bella moglie Sara (Serena Autieri). Paolo (Paolo Calabresi) ha subito lo stesso trattamento dalla consorte Federica (Tosca D’Aquino). La comune sventura e un incontro casuale dà il via a un'amicizia sincera tra i due uomini e, in seguito, a un piano diabolico: Vincenzo e Paolo corteggeranno e poi abbandoneranno l'uno la moglie dell'altro. Ma la vendetta sarà un piatto piuttosto difficile da servire e servirà coinvolgere anche Alberto (Carlo Buccirosso), attore in crisi, ingestibile ma necessario.


Alla sua nona regia per il cinema, Vincenzo Salemme torna protagonista di una commedia che vota al popolare ogni parte di sé. Non solo il titolo, tratto da una delle più sofferenti canzoni di Julio Iglesias, ma anche gli attori – il ritorno della coppia Salemme-Buccirosso, ma anche la riuscita comicità al femminile della D'Aquino e la bellezza della star partenopea Serena Autieri – e ovviamente la trama, intrisa di commedia all'italiana e napoletanità esibita.


Se c'è una cosa che Salemme sa fare bene è dialogare con il suo pubblico, un pubblico che conosce e da cui sa cosa aspettarsi e come non deluderlo. Se mi lasci non vale si gioca tutte le carte lasciate in eredità (non solo) dalla commedia all'italiana: lo scambio di persona, la bugia, l'equivoco, la complicazione sentimentale, il lieto fine d'ordinanza. Salemme, consumato animale da palcoscenico, dirige il suo film come una farsa teatrale che si prende poco sul serio ma batte la strada - conosciuta, affidabile – dell'umorismo partenopeo che cita Eduardo, Totò e anche Troisi. Non c'è niente di nuovo nell'ennesimo prodotto per lo schermo di Salemme, ma neanche niente di particolarmente fastidioso. Forse, in qualche passaggio in cui è protagonista Buccirosso ci si legge anche un omaggio al teatro, per cui Salemme riserva forse il suo meglio. Eppure va dato adito al regista e protagonista, forse per la prima volta, di aver saputo sfuggire al one man show lasciando spazio a Paolo Calabresi – indimenticato interprete di Boris – che ci mette tutto il suo impegno. Il cinema sembra essere per Salemme un'attività dedicata agli spettatori più pigri e fidelizzati eppure, rispetto a tante altre uscite italiane contemporanee, il regista e attore ripone nel suo film, per quanto esile, una cura amorevole e inedita. In mezzo al suo cast di volti noti fa emergere Carlo Giuffrè in un'intepretazione deliziosa, dedica attenzione alla scelta delle musiche (immancabile, Pino Daniele) e del set: una Napoli da cartolina, che c'è necessità di ricordare.



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