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L'abbiamo fatta grossa

28/01/2016 12:00

Riccardo Cotumaccio

Recensione Film,

L'abbiamo fatta grossa

L'abbiamo fatta grossa segna il ritorno alla regia di Carlo Verdone in coppia speciale con Antonio Albanese, per la prima volta insieme sul grande schermo...

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L'abbiamo fatta grossa segna il ritorno alla regia di Carlo Verdone in coppia speciale con Antonio Albanese, per la prima volta insieme sul grande schermo. Scritta a sei mani con Michele Gaudioso e Pasquale Plastino (collaboratore di Verdone, in fase di scrittura, da molti anni), l'opera segue di soli due anni Sotto una buona stella, ultima direzione a firma dell'attore e regista romano, ribadendone l'intensa nonché instancabile attività cinematografica.


Yuri Pellegatti (Antonio Albanese) è un attore di teatro in crisi. Lasciato dalla moglie, dimentica in continuazione le battute dei suoi spettacoli, finendo per perdere gradualmente il lavoro e la stima dei suoi colleghi. Ossessionato dalla relazione che la sua ex compagna starebbe intrattenendo con il suo avvocato, sceglie di contattare Arturo Merlino (Carlo Verdone), un investigatore squattrinato senza casi da molto, troppo tempo. L'accoppiata, da subito maldestra, resta vittima di un grande equivoco che porta i due all'inaspettata svolta della loro vita: trovare una valigetta con al suo interno un milione di euro. Una cifra che però, come prevedibile, li catapulta in un terribile effetto di domino di guai.


L'abbiamo fatta grossa si staglia sul livello dei più recenti film a firma Verdone: fonda la propria trama sull'equivoco, sul ridicolo e su una serie inevitabile di scherzi del destino a sfondo più o meno drammatico. Di riuscito, nel film, c'è indubbiamente il binomio con Albanese, sempre all'altezza del ruolo e la coppia - al contrario di quanto successo in Sotto una buona stella con Paola Cortellesi - funziona e si vede: le gag dimostrano affinità e ironia, oltre che a un reciproco, nonché utile al fine della riuscita, imitarsi a vicenda. Non solo feeling: anche le ambientazioni e la trama riportano l'estro del regista di Compagni di scuola a un gradino superiore rispetto al suo film precedente, perso in banalità e tecnicismi fallimentari. Non così superiore, però. Al contrario de Il mio miglior nemico (il migliore, fra gli ultimi prodotti di Verdone), il lato drammatico della sceneggiatura è solo parzialmente azzeccato, risultando credibile e intenso solo a tratti. Prevale invece la comicità più attuale e facile, riempita di parolacce - "Forse troppe", a detta dello stesso Verdone - e gag cinepanettoniche, rese sopportabili solo dalla ritrovata mimica verdoniana, lampante e quasi solleticata dalla concorrenza di Albanese. L'abbiamo fatta grossa prova a convincere e lo fa grazie alle interpretazioni di due ottimi interpreti dell'attuale comicità tricolore. La cornice, pur con le ottime intenzioni dell'intero cast tecnico-artistico, frena il livello dell'opera su una prevedibilità tutta italiana, condita da sprazzi poco innovativi di un talento difficile da superare.



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