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The Divergent Series: Allegiant

08/03/2016 12:00

Aurora Tamigio

Recensione Film,

The Divergent Series: Allegiant

Dopo l'addestramento del primo capitolo e le fughe del secondo, la Divergent saga di Veronica Roth torna con un terzo episodio, spezzato in due parti come da co

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Dopo l'addestramento del primo capitolo e le fughe del secondo, la Divergent saga di Veronica Roth torna con un terzo episodio, spezzato in due parti come da consuetudine del genere young adult (Twilight, Hunger Games). Continua il viaggio di Tris (Shailene Woodley) e Quattro (Theo James) fuori dalle Fazioni, fra le terre incustodite che circondano la Chicago del futuro. Stavolta i due avranno a che fare con il cosiddetto Dipartimento di Sanità Genetica, ultimo ostacolo prima del grande finale.


C'è un Muro che separa la Chicago delle fazioni, sull'orlo di una sanguinosa guerra intestina, da tutto ciò che è rimasto fuori dalla legge, incustodito, in balia dell'era post atomica in cui è ambientato Divergent. E il Muro sembra essere un concetto molto di moda al giorno d'oggi, nell'attualità ma anche al cinema e nella serialità. Quello ideato da Veronica Roth e messo in scena da Robert Schwentke, in particolare, è così simile alla Barriera di Game of Thrones che pare quasi impossibile - specie nella scena in cui i due eroi e la loro banda lo scalano - negare almeno un'ispirazione. Non a caso questa sequenza è praticamente l'unica memorabile di Allegiant, capitolo 3.1 di una saga che non solo non ha mai equiparato il successo (discutibile) dei romanzi ma che neanche è riuscita a togliersi di dosso la voglia di emulare Hunger Games o Maze Runner.


Giunta ormai al termine, si può affermare che l'unica singolarità della Divergent Series sia la tenace incapacità di immaginare scenari nuovi o diverse soluzioni da un film all'altro. In pratica, in ogni episodio, la storia che lo spettatore vede sullo schermo è la stessa. Qualche nuovo personaggio, un paio di location diverse ed ecco fatto un sequel. I protagonisti, Tris e Quattro, hanno smesso di crescere ed evolversi dopo l'ora iniziale del primo film; i loro nemici li cercano senza sosta da allora in lungo e in largo per una Chicago/città stato che mai è sembrata così piccola e irrilevante. In mezzo a tribù futuristiche e armi inverosimili, Allegiant introduce un elemento ulteriore: il temuto Dipartimento di Sanità Genetica. Questi ultimi nemici, lievemente più complessi, sono affidati ovviamente all'intelligenza di Tris (didascalicamente di bianco vestita); mentre il prestante Quattro si impegna in un nuovo addestramento tale e quale ai precedenti. I vuoti di sceneggiatura sono talmente tanti che si rinuncia subito a darsi risposte. Come mai, se Chicago è l'unica sopravvissuta al disastro apocalittico, parte del Dipartimento Genetico è a Portland? I Pacifici sono autorizzati a fare la guerra? L'effetto umoristico è involontario ma immediato. Così come comico appare il personaggio di Jeff Daniels, che sembra finito per caso in questo film almeno quanto la virago interpretata da Naomi Watts. In quanto capitolo di passaggio, Allegiant amplifica tutti i difetti della serie a cui appartiene. L'unico lato positivo è non dover più vedere la splendida Kate Winslet nel cast di questo film.



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