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La comune

24/03/2016 12:00

Riccardo Tanco

Recensione Film,

La comune

Danimarca, anni' 70...

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Danimarca, anni' 70. Un gruppo di amici composto da Erik (Ulrich Thomsen), dalla moglie Anna (Trine Dyrholm), dalla figlia Freja (Martha Sofie Hansen), da Ole (Lars Ranthe), Mona (Julie Agnete Vang), Allon e dai coniugi Ditte (Anne Gry Henningsen) e Steffen (Magnus Millang) decide di condividere la grande casa di proprietà di Erik, vivendo in una comune. L'esperimento pare inizialmente funzionare, ma quando Erik si innamora della studentessa Emma (Helene Reingaard Neumann), la convivenza con la moglie e gli amici entra in crisi.


Presentato in concorso al 66° Festival del Cinema di Berlino, La comune è l'ottavo film del regista danese Thomas Vinterberg, che torna a girare in patria dopo l'esperienza internazionale del precedente Via dalla pazza folla. La comune esplora la vicenda di sette amici che decidono di vivere insieme in una grande villa, provando l'esperienza dell'esistenza condivisa. Con una prima parte che osa un'inedita spensieratezza di racconto da parte di Vinterberg, il film pare puntare l'obiettivo sulla difficoltà del vivere insieme; su cosa voglia dire dividere il proprio spazio intimo con qualcun altro e la conseguente fiducia riposta negli altri abitanti. Tuttavia La comune sembra più un film che non abbia chiaro fino in fondo dove andare, sebbene regali qualche momenti d'interesse.


Paradossalmente, proprio quando il film esce dalle proprie sabbie mobili e narrative - cioè quando il protagonista Erik si infatua della giovane Emma e la invita a casa con gli altri - Vinterberg ricade nelle proprie tematiche e rende La comune l'ennesimo apologo sulla maschera perbenista di certa borghesia, di quelli che predicano bene ma razzolano male. Il regista smonta pezzo per pezzo l'idillio di un'esistenza perfetta e libertaria e la fa scontrare con la realtà. Fa vincere l'ipocrisia di fronte a chi si premura di essere di mente aperta e cova dentro le falsità. Tutto questo è incorniciato dai soliti difetti del cinema dell'autore danese, che tra il furbo e il falso cinismo imbastisce una pellicola a cui semplicemente manca un modo più raffinato con cui guardare alle cose che racconta. Un film che appaia allo spettatore non meno che programmatico in tutte le sue svolte.


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