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Codice 999

05/04/2016 10:00

Andrea Desideri

Recensione Film,

Codice 999

Casey Affleck e Kate Winslet per film d’azione che strizza l'occhio allo splatter

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Michael Atwood (Chiwetel Ejiofor), ex membro delle Forze Speciali, capeggia una banda di agenti di polizia ed esercito corrotti. Durante una rapina in banca finita male, il gruppo di malavitosi è messo alle strette da Irina Vaslov (Kate Winslet), donna capo mafia che ha in ostaggio i suoi uomini: Michael asseconda ogni richiesta della donna poiché in gioco c’è la vita del figlio, tenuto in ostaggio dalla mafia russo-israeliana. Così Lady Vaslov lo costringe a un’ultima e impossibile. Intanto Chris Allen (Casey Affleck), un onesto poliziotto, indaga sul caso rischiando ogni cosa.


John Hillcoat dirige un film d’azione che strizza l’occhio allo splatter, dove non c’è troppo spazio per congetture ma s’impone la violenza. Un linguaggio meschino, crudo e dirompente è la cornice di scenari in cui a prevalere è la street life, cioè quella vita sgangherata fatta di delinquenza e solitudine a cui nessuno può scampare. Specialmente se sei un americano cresciuto in mezzo alla povertà. Così, Codice 999, è un ritratto della corruzione e del ricatto nella maniera più pura ed essenziale, in cui niente è come sembra: i buoni sono mascherati da cattivi e viceversa. Un poliziotto può esser differente da un criminale, ma soltanto per gli abiti che indossa perché i principi di giustizia sociale ed uguaglianza sembrano svanire in poco meno di due ore di girato. Una sceneggiatura scarna che ripropone gli stereotipi negativi della società Yankee: il traffico d’armi, la droga e la criminalità organizzata. Sullo sfondo la differenza disarmante delle classi sociali. I più ricchi, che gestiscono la malavita dall’alto dei loro uffici, che si mostrano solo se è strettamente necessario, per emettere sentenze definitive. L’altra faccia della medaglia sono i ragazzi di strada che tendono alla delinquenza come unica via d’uscita dal pattume della routine, in mezzo ci sono i poliziotti che convivono col compromesso perenne di far parte di una Mela marcia che si atteggia a metropoli. Gli eroi neri del film (non solo per una questione epidermica) sono Chiwetel Ejiofor, Anthony Mackie, Clifton Collins Jr. e Norman Reedus, accompagnati da Aaron Paul che incarna perfettamente la parabola discendente del tossico senza scrupoli. Casey Affleck, invece, rappresenta il capro espiatorio per eccellenza: lo sbirro catapultato in una realtà diversa, con la puzza sotto il naso, capace però di farsi voler bene. Woody Harrelson, poi, dà quel tocco d’ironia necessaria. Quell’umorismo sottile e pungente, che ricorda la blasfemia. Tutte qualità che un commissario di polizia deve avere, oltre ai classici baffetti da texano ripulito. Insomma, Codice 999 si presenta come un film innovativo e sferzante che dovrebbe ridisegnare il genere crime thriller, il prodotto finale però non sembra essere così innovativo ed inedito. Tanti colpi, tanto sangue, tanta azione che non lascia niente dopo i titoli di coda. Poco pathos e molta teatralità per una pellicola che, certamente, non può definirsi originale.



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