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Martyrs

11/06/2009 11:00

Stefano Camaioni

Recensione Film,

Martyrs

Francia, primissimi anni '70...

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Francia, primissimi anni '70. Lucie, una bimba di dieci anni scomparsa da mesi, viene ritrovata confusa e ricoperta di ematomi mentre vaga per la strada. Le ragioni restano ignote, e la piccola, chiaramente traumatizzata, non riesce a fornire informazioni utili nel corso di tutti gli anni a seguire. Portata in ospedale stringe amicizia con Anna, sua futura amica e compagna. Quindici anni dopo Lucie uccide con un fucile un'intera famiglia senza apparente motivo: la donna, ormai cresciuta, vedendo donne deformi e martoriate che cercano di ucciderla, per fermarle, non ha potuto fare altro che eliminare tutti i componenti della famiglia in questione. Commesso il pluriomicidio, Lucie chiede aiuto ad Anna, che, perfettamente consapevole dei disturbi psicologici della compagna, decide di raggiungerla. Ad aspettarla ci sarà l'orrore, una spirale senza fine di sofferenza, follia e martirio.


Il film diretto dal regista Pascal Laugier è un prodotto per pochi. Non sono sicuramente i contenuti filosofici a renderlo così ostico, quanto la violenza e l'esplicita mortificazione della carne messa in scena a farne un prodotto per stomaci forti. Strutturato in tre atti senza divenire mai didascalico, Martyrs racconta una storia brutale, più o meno densa di significato ma certamente magnetica. Per tutta la durata della pellicola gli interrogativi si fanno sempre più pressanti, in un crescendo di caos e colpi di scena efficaci, se escludiamo l'intellettualismo che in certi frangenti pretende di avere. Sicuramente gli spunti di riflessione non mancano e a saltare all'occhio è la cura con cui un prodotto tanto forte è stato realizzato. A metà strada fra il thriller psicologico ed il postmoderno più spregiudicato, il film è il frutto palese di intere generazioni di horror vecchio stampo (non a caso è stato dedicato al nostro Dario Argento), con ben più di una strizzata d'occhio a film contemporanei di grande successo, in primis Hostel di Eli Roth. Certamente un esempio invidiabile di buon cinema che, seppur concettualmente pretenzioso, riesce a farsi perdonare alcune cadute di stile che potrebbero far storcere il naso ad alcuni spettatori. Sostanzialmente, per ammissione dello stesso regista, la violenza è l'altra grande protagonista del film, sempre in primo piano e sempre più accesa. Eccellenti le interpretazioni di Morjana Alaqui e Mylene Jampaoi. Girato in maniera brillante e dinamica, Martyrs entra a pieno diritto nella casta dei film da ricordare.


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