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La donna di nessuno

17/06/2009 10:00

Marco D'Amato

Recensione Film,

La donna di nessuno

Sullo sfondo di Parigi, le vite di tre esseri umani completamente differenti per stato sociale, ambizioni, affetti ed esperienze vengono irrimediabilmente a con

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Sullo sfondo di Parigi, le vite di tre esseri umani completamente differenti per stato sociale, ambizioni, affetti ed esperienze vengono irrimediabilmente a contatto tra incroci delicati e scontri violenti: il Giudice Martin Delveaux (Laurent Lucas), la prostituta d’alto bordo Sarah Rousseau (Candice Hugo) e la giornalista Jeanne (Helene de Fougerolles) sono i protagonisti di questo “film d’amore e tradimento”.


Il processo a carico della maitresse Tante Louise (Anna Galiena), accusata di gestire un giro di droga e prostituzione, aggravato dal suicidio della testimone chiave dell’accusa mette in moto le indagini dell’ispettore Gregoire e legherà indissolubilmente le vite dei tre protagonisti.


Martin Delveaux è un uomo privo di scrupoli, devoto solamente alla sua carriera. Sposato con la figlia di un ricchissimo industriale, conduce una doppia vita: quella di marito e giudice integerrimo e quella, nascosta, di amante di una prostituta, Sarah, ricca di fascino, soldi e clienti ma profondamente sola e inquieta, morbosamente legata alla sua storia con Delveaux, suo unico vero amore. A chiudere il cerchio c’è Jeanne che, indagando per la morte sospetta della testimone, stringerà amicizia con Sarah e diverrà amante di Martin. Il risultato sarà lo sconvolgimento totale delle loro vite: Martin avrà qualcosa da anteporre alla sua carriera, Sarah un amore e un’amicizia vera su cui fondare la propria esistenza, Jeanne vedrà la sua abituale rigidità smussarsi sempre di più a contatto con Sarah - e l'attraente mondo che questa rappresenta - e la sua freddezza sciogliersi d’innanzi al rapporto con il giudice Delveaux. Le fondamenta, fatte di menzogne e inganni, di questo triangolo sono però destinate a sfaldarsi e a trascinare i tre verso un epilogo drammatico.


Davvero affascinante la storia, tratta da un racconto di Clara Dupont-Monod, sceneggiatrice del film assieme alla Hugo e a Sergio Gobbi, che seduce lo spettatore proprio come il personaggio interpretato dall’ammaliante Candice Hugo - ottima come tutto il resto del cast.


La regia di Vincenzo Marano ci mostra con lucidità e armonia il progressivo cambiamento dei personaggi e ci regala un’esaltazione dell’amicizia femminile, mostrandoci il rapporto schietto, sincero, vitale e pieno di passione tra Sarah e Jeanne come un fiore delicato in mezzo al deserto di tante meschinità e sotterfugi, riservati quasi in toto alla categoria maschile. Delveaux, infatti, è pronto a tradire tutto per la carriera e per il proprio tornaconto, calpestando gli altri senza alcun ripensamento; suo genero è miliardario arrogante e arrivista e perfino l’incorruttibile e ligio Gregoire è vittima alla fine delle proprie debolezze. A far saltare in aria il castello di inganni e a prendersi le proprie dolorose responsabilità saranno le due donne, un coraggio che a Delveaux mancherà fino all’ultimo. Lo stesso personaggio interpretato da Anna Galiena, nonostante l’indubbia amoralità, ha un’umanità totalmente aliena al giudice Delveaux, troppo pieno di alterigia per la sua posizione privilegiata da poter badare agli altri: un freddo calcolatore che non può non rispecchiarsi nello squalo che nuota nell’acquario - come quello dove Sarah trova rifugio spirituale. Gli arredamenti interni in tutto l’appartamento di Sarah con vista su Parigi e le coinvolgenti musiche di Cloquet-Lafollye completano il quadro di questo meraviglioso scorcio cinematografico fatto di illusione e passione.


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