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Le nuove comiche

29/06/2009 11:00

Davide Tecce

Recensione Film,

Le nuove comiche

L’ormai classica accoppiata Pozzetto-Villaggio torna in azione: fuoriusciti da un normale televisore per impedire una rapina, si trovano coinvolti in una seque

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L’ormai classica accoppiata Pozzetto-Villaggio torna in azione: fuoriusciti da un normale televisore per impedire una rapina, si trovano coinvolti in una sequela di bizzarre disavventure. Se il primo Le comiche si era dimostrato un titolo piacevole e diverso, nell’affollato panorama della commedia italiana dei primi anni ’90, il sequel ne aveva dissipato il patrimonio ironico, ottenendo un discreto successo al botteghino pur apparendo concettualmente ben più debole nonché di minori pretese. Perché allora non tentare, trascorsi altri tre anni, di risollevare il marchio con un nuovo episodio?


Le nuove comiche vedono riconfermata la regia di Neri Parenti, che si cimenta in questo terzo capitolo della serie con un compito non facile: far dimenticare i deludenti traguardi del precedente e tornare ai livelli del primo film. L’obiettivo non può dirsi compiutamente raggiunto, perché il divario con la freschezza stilistica e tematica del capostipite continua ad essere drammatico, ma se non altro viene fatto qualche timido passo in avanti rispetto al più recente prequel. Nel frattempo, le situazioni umoristiche vissute dai protagonisti si riducono: dalle sei delle prime comiche, alle cinque de Le comiche 2, sino alle quattro del titolo in questione. Fortunatamente lo sketch iniziale in teatro si segnala per una inventiva la quale, pur non raggiungendo vette elevate, rappresenta comunque un leggero innalzamento degli standard visti nel secondo capitolo. Nelle gag successive, invece, la carica dissacrante scompare ormai del tutto, la riflessione sul cinema non riacquista grandi spazi (da segnalare comunque la sequenza in cui Villaggio è appeso alle quinte, che rimanda direttamente alle storiche arrampicate di Harpo Marx ne Una notte all’operadel 1935), e i due protagonisti accusano visibilmente i maggiori segni dell’età e della stanchezza; ciononostante, appare azzeccata la scelta di lasciare il campo ad un tipo di ironia non più dirompente e catastrofica come in passato, bensì più diradata, quasi nostalgica e malinconica (evidente nelle sequenze della villeggiatura e in quella finale dei babysitter). Si tratta probabilmente di una scelta obbligata, dato che gli sviluppi della precedente pellicola avevano esaurito la vena comica principale, ormai priva di alcunché da aggiungere; ma rimane il fatto che, anche se mutando schema (in una direzione che non sarà piaciuta a tutti gli appassionati delle precedenti disavventure di Pozzetto & Villaggio), il film riesce ad apportare qualche modesta novità, evitando di apparire completamente inutile e fuori luogo.



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