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Moonwalker

16/07/2009 10:00

Vito Sugameli

Recensione Film, Film Musicale, Michael Jackson,

Moonwalker

Il vero testamento cinematografico di Michael Jackson

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Pensato per intrattenere i più giovani oltre che rivolto esplicitamente ai fan del Re del Pop, Moonwalker è un'idea di Michael Jackson (sceneggiata da David Newman) tradotta in pellicola. Lungo un riassuntivo percorso personale che ripercorre le tappe principali della sua carriera artistica (dai Jackson 5 fino al periodo solista), si innestano i singoli tratti dall'album Bad nonché brevi spezzoni video realizzati ad hoc e coesi in un unico arco narrativo. Moonwalker non tiene conto di alcuna coerenza logica poichè ad animare la narrazione è una spiccata fantasia infantile. In particolare nel preludio a Smooth Criminal, si rimarcano atmosfere ed escamotage visivi appartenenti alle correnti fantasy degli anni '80 (Star Wars, Transformers, E.T. l'Extraterrestre, I Goonies, etc).


Ancora lontano dalle accuse che lo avrebbero voluto colpevole di violenza sui minori, qui l'artista (nei panni di se stesso) non è che un superuomo, neppure tanto antropomorfo, giunto chissà da quale pianeta (dalla Luna?) per salvare dalla droga i bambini di tutto il mondo, ed in particolare tre dei suoi fan. Il piano del malefico Mr. Big - interpretato da un caricaturale Joe Pesci - prevede la diffusione di ragni e droga senza però una chiara motivazione di fondo. Si accetta a priori una trama così debole poiché fa leva sulla sospensione dell'incredulità: sacrificare il realismo a favore del coinvolgimento melodico, predisposto su un piano fantastico e votato alla libera interpretazione. I singoli tasselli, pur non avendo alcuna attinenza tra di loro, condividono il medesimo spirito immaginifico, divenendo quindi parte omnicomprensiva di un'idea che va oltre la continuità narrativa tipica di un film.


Dall'uomo che ha rivoluzionato i video musicali non ci saremmo aspettati nulla di diverso se non qualcosa di mai visto prima. Dopotutto Michael Jackson è sempre stato un artista completo e sperimentale (ogni suo album raccoglie tracce di culture e generi musicali diversi), talmente perfezionista che, anche nella fantasia, a confronto con le sue creature magiche – memorabile la sfida con il coniglio animato sulle note finali di Speed Damon - ne esce vincitore. Questo perché, tolta la maschera sociale che ne ha contaminato la purezza, rimane l'immagine di un piccolo-grande uomo, extraterrestre incompreso e oggi più che mai sperduto nell'infinitezza del suo universo. E Moonwalker rimane la sua più rispettosa, nonché bizzarra e fedele, autobiografia.



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