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Futurismo 1909-2009

17/07/2009 11:00

Leone Auciello

Recensione Film,

Futurismo 1909-2009

Zang, Tuum, Tumb...

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Zang, Tuum, Tumb. Le parole e le immagini si animano, si liberano dalle antiche catene e si ravvivano in un frenetico vortice di suoni e pennellate sincopate. Una frenesia capace di sgretolare la rigidità delle accademie e la stantia ideologia del passatismo. La voglia di risvegliare un’Italia assopita e tramortita da una grigia apatia. Il Futurismo.


È il 20 febbraio 1909. Il mondo culturale viene travolto ed illuminato da una nuova corrente, che rivoluzionerà l’arte in ogni sua sfaccettatura. Sul quotidiano francese Le Figaro compare il Manifesto del futurismo, redatto dal poeta Filippo Tommaso Marinetti, la cui codificazione riassume le idee di un movimento contraddistinto da una spasmodica voglia di innovazione. Un approccio olistico che racchiude in un ampio alveo pittura, arte, teatro, architettura e cinema. Il cantare l’amore del pericolo, il coraggio, l’apologia della guerra, l’atteggiamento aggressivo e la bellezza della velocità si palesano in tutte le espressioni del movimento. La molteplicità dell'attività creativa in ogni aspetto portò ad una varietà ampia di soluzioni stilistiche, tutte in contrapposizione al classicheggiante senso del sublime.


L’opera futurista pone al suo centro lo spettatore che si ritrova nel vivo dell’azione, nel ritmo incessante del movimento, in una forza interna senza limiti, che distrugge la vecchia concezione di una creatura artistica vista come un piccolo quadrato di vita racchiusa in uno spazio definito. Il 2009 coincide con il centenario del Futurismo. Cinecittà Luce si rivela, come sempre, la miglior custode della memoria italiana. Un archivio immenso, che ci fa rivivere la storia con le proprie immagini. Un bianco e nero carico di vita, di passioni, di fermenti mai dimenticati. Futurismo 1909-2009 diventa così un documento visivo d’estrema importanza per cogliere al meglio l’anima, mai estinta, di un movimento che ha cambiato il panorama artistico. Due filmati ad opera del cineasta Vittorio Armentano (Il Futurismo e Antonio Sant’Elia), un documentario della regista-pittrice Gisella Pagano (Carlo Carrà. Una vita per l’arte) e uno dei pochissimi film futuristi superstiti (Ritmi di stazione di Corrado D’Errico). Quattro capolavori che racchiudono al meglio la lucida fantasia inventiva degli artisti futuristi.


Sono trascorsi cento anni ma pulsa ancora il cuore di chi voleva sfondare le misteriose porte dell'impossibile.



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