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Smile

27/07/2009 10:00

Roberto Semprebene

Recensione Film,

Smile

Ovvero, un horror da ridere… Partendo dal tòpos dell’oggetto maledetto che porta sventure ai malcapitati che ne vengono in possesso, Francesco Gasperoni realizz

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Ovvero, un horror da ridere… Partendo dal tòpos dell’oggetto maledetto che porta sventure ai malcapitati che ne vengono in possesso, Francesco Gasperoni realizza Smile, il racconto delle avventure di un gruppo di amici in vacanza nei boschi dell’Atlante, in Marocco.


A Clarissa (Harriett McMasters Green), la fotografa dilettante protagonista e voce narrante della storia, viene rubata la fotocamera mentre con sei amici è in viaggio verso l’ultima tappa cittadina del viaggio prima dell’arrivo nella natura incontaminata. Una volta giunti in città, la ragazza è costretta a cercare una nuova macchina fotografica e, nell’ultimo negozio in cui una persona normale avrebbe sperato di trovarne una, entra in possesso di una fotocamera “vintage”. Lo strumento le viene regalato da quello che sappiamo essere un fotografo di scene del crimine degli anni ’60, interpretato da Armand Assante in un prologo che è probabilmente la parte migliore del film. Dal momento in cui la macchina fotografica entra in scena la storia vera e propria prende il via, portandoci, come detto, nella regione dell’Atlante: fra fitte nebbie estive, uno scontroso cacciatore solitario e case abbandonate, i ragazzi inizieranno a morire nei modi più strani, fino a quando una spaventosa verità non ci verrà ampiamente illustrata, riconducendoci a tragici avvenimenti avvenuti in quegli stessi boschi oltre 40 anni prima.


Pur avendo alla base idee tutt’altro che originali ma potenzialmente adatte a realizzare un horror accettabile, Smile risulta agghiacciante solo per la sua realizzazione: errori di sceneggiatura, incongruenze, dialoghi e situazioni ridicole, inquadrature, montaggio, recitazione, effetti speciali, scelte dei tempi, tutto poteva e doveva essere curato con maggiore attenzione. Così non è stato e il risultato finale è una pellicola che non solo non trasmette tensione, ma riesce addirittura a smorzarla proprio nei momenti in cui questa dovrebbe raggiungere l’apice: sono infatti le scene di morte, spesso neanche direttamente mostrate, le meno convincenti di un film nel complesso deludente.


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