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La doppia ora

10/10/2009 11:00

Angela De Angelis

Recensione Film,

La doppia ora

Si incontrano ad uno speed date: Sonia è italo-slovena e fa la cameriera in un hotel, Guido è un ex-poliziotto torinese che fa il guardiano in una villa alle po

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Si incontrano ad uno speed date: Sonia è italo-slovena e fa la cameriera in un hotel, Guido è un ex-poliziotto torinese che fa il guardiano in una villa alle porte della città. Sembra un incontro casuale, tra due persone con un passato doloroso e desiderose di ritrovare un po’ di calore. In pochi giorni i due imparano a scoprirsi, ad aprirsi l’uno con l’altro, a sentirsi intimamente legati e coinvolti. All’improvviso la tragedia li coglie: Guido viene ucciso durante una rapina alla villa, dove ha portato Sonia in assenza del proprietario. Tutto comincia a sgretolarsi nel mondo di Sonia, la sua mente vacilla, il suo passato torna a tormentarla ed eventi inspiegabili girano vorticosamente intorno a lei, fino ad una profonda crisi di identità. Guido è veramente morto? Come si spiegano alcune coincidenze, alcuni fatti che non dovrebbero avvenire perché già vissuti? La realtà e le apparenze mischieranno le loro carte.


La doppia ora, opera prima di Giuseppe Capotondi, ha già conseguito un buon successo all’ultima Mostra del Cinema di Venezia, vincendo il premio Arca Cinemagiovani, e conquistando la Coppa Volpi e il Premio Pasinetti per le interpretazioni dei due protagonisti. Ksenia Rappoport dà vita alla fragile ma determinata Sonia, forte di una fisicità adatta al ruolo e di un volto sofferto e profondo, che ben rispecchia le angosce e i tormenti di questa giovane donna fortemente in cerca di riscatto. Filippo Timi, attore ormai completo e versatile, interpreta con passione la figura di Guido, uomo buono e disilluso dalla vita, che saprà seguire la sua indole fino alla fine.


Il film prende spunto a piene mani da vari generi, primo tra tutti il mélo, intrecciando con convinzione noir, thriller e horror psicologico, altalenanti in una struttura narrativa originale, degna di competere con il cinema d’oltreoceano. Sicuramente ambiziosa e insolita nel panorama italiano, questa pellicola ha il grande pregio di voler sfidare le convenzioni, e raccontare una semplice storia d’amore attraverso un meccanismo ben congegnato di suspense e colpi di scena, supportati da un montaggio sincopato e avvincente. Nonostante si succedano momenti di sbandamento e confusione fruitivi, sono proprio i continui capovolgimenti della trama a mantenere sempre viva l’attenzione dello spettatore, liberato dai grovigli diegetici solo nel finale. Questo permette di rendere credibile un genere, quello del thriller o dell’horror psicologico, che in altre produzioni italiane non aveva saputo imporsi in maniera convincente. Il rischio di perdersi dietro alla complessità della storia, viene evitata con la cura con cui montaggio e regia “incollano” insieme i vari generi esplorati dal film. Capotondi ha grande esperienza come regista di video musicali e questo traspare nel film, la cui concatenazione segue un ritmo ben scandito proprio dalle doppie ore del titolo, legate agli eventi decisivi delle vite dei due protagonisti. Una pellicola che è una sorta di esperimento, e che in virtù delle arditezze della tecnica narrativa può entusiasmare, ma anche far storcere il naso a qualcuno.



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