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Brüno

27/10/2009 12:00

Marco D'Amato

Recensione Film,

Brüno

Cambiando l’ordine degli addendi il risultato non cambia...

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Cambiando l’ordine degli addendi il risultato non cambia. Sacha Baron Cohen ripropone gli stessi ingredienti che avevano “sfornato” il mega successo planetario Borat, sostituendo il flavour di carne di montone con quello di birra e wurstel. Invece dello scalcinato reporter kazako qui Cohen indossa gli striminziti e attillati panni del conduttore televisivo Brüno, fashion victim di origine austriaca, omosessuale scatenato. Anche qui siamo di fronte al cosiddetto mockumentary, cioè un finto documentario che ci illustra i tentativi di Brüno - in seguito alla perdita del posto di lavoro a causa dei disastri combinati alla Settimana della Moda a Milano - di farsi conoscere negli USA e “diventare la star austriaca più famosa dopo Hitler” .


In compagnia del fido Lutz (Gustaf Hammarsten), il nostro conduttore platinato, così come era stato per il suo predecessore, manderà in bestia con i suoi comportamenti immorali tutte le comunità con cui verrà a contatto. Tra operai messicani usati come sgabelli, bambini africani adottati in cambio di un I-Pod e una delirante fiera di “analità”, Cohen mette a nudo una volta di più le contraddizioni di un paese in cui gli omosessuali sono spesso ancora guardati con sospetto, sconcerto e rabbia; il maestro di karate che insegna a Brüno a difendersi dall’attacco di un omosessuale armato di vibratori, l’incontro con l’incredibile figura del guaritore di gay e la discussione su quale tipo di beneficenza sia più di moda sono scene che lasciano indubbiamente il segno.


Cohen è sempre sfacciato, smaccatamente provocatorio ed enormemente sopra le righe, così come le straripanti reazioni che provoca: quando trasforma un super macho incontro di MMA in una sorta di rendez-vous gay si sfiora la rivolta popolare; vedere le espressioni sconvolte e stravolte dalla rabbia di uomini e (tantissime) donne – nemmeno stessero assistendo impotenti a una strage – lascia assolutamente increduli. Certo il tasso di volgarità e stupidità è spesso e volentieri oltre il livello di guardia, così come è grossolana e oltre modo macchiettistica la rappresentazione dell’omosessualità; tra bottiglie di champagne e telecomandi utilizzati in modo improprio, il livello di attenzione scema rapidamente. Ma chi conosce Cohen a tutto questo è già preparato; quindi se si supera la prorompente sensazione di deja-vu, Brüno è pronto a dimostrarvi come si diventa la “più famosa star gay dopo Schwarzenegger”.



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