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Lebanon

31/10/2009 12:00

Stefano Camaioni

Recensione Film,

Lebanon

Libano, 1982: Assi, Shmulik, Hertzel e Yigal sono quattro giovanissimi soldati, del tutto privi di esperienza e terrorizzati dalla guerra che avanza e che non r

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Libano, 1982: Assi, Shmulik, Hertzel e Yigal sono quattro giovanissimi soldati, del tutto privi di esperienza e terrorizzati dalla guerra che avanza e che non riescono a fermare. All'interno di un carro armato i ragazzi si muovono, sconvolti dalla desolazione e dalla sofferenza che li circonda, dentro un paesaggio intriso dei fantasmi di una guerra senza onore e lorda di sangue innocente. L'unico mezzo di contatto con il mondo esterno è l'alienante periscopio del carro che offre loro una malata e distorta visione della realtà, mentre all'interno dell'abitacolo i quattro perdono la percezione di quanto accade attorno a loro.


Pago di un'ingenuità che lo distingue dalla quasi totalità del cinema “di guerra” in circolazione, Lebanon utilizza la guerra come pretesto per raccontare la pace, una pace che si nutre ogni giorno di quel rancore e quelle sofferenze che la indeboliscono ma, allo stesso tempo, di un malessere che sente il disperato bisogno di una guarigione pacifica. Nell'abitacolo c'è un'anticamera umana, isolante e sociale, un inutile tentativo di anestetizzarsi dagli attacchi esterni; il periscopio un pessimo surrogato di vita reale, un filtro che non aiuta chi ha bisogno di riparo. La chiave di lettura univoca per comprendere il film di Moaz è mettere da parte ogni attitudine politica e lasciare che l'orrore, la paura ed il malessere di chi vive la guerra prendano il sopravvento. È fondamentale toccare la fiamma per capire che brucia e nell'opera del regista israeliano - peraltro vincitore del Leone d'Oro 2009 - il dolore è palpabile, la paura e l'angoscia che i quattro vivono per ogni minuto di proiezione è una trasposizione cinematografica molto più riuscita di un qualunque documentario; una realtà più cruda e violenta di molti suoi predecessori.


Un invito ad una riflessione quotidiana e all'attenzione che chiunque dovrebbe prestare ad avvenimenti di questo tipo, mettendo da parte ogni credo ideologico, prescindendo dall'interesse politico sottointeso e che chiaramente non può venire a mancare in una guerra così violenta; quello che Moaz intende fare è solo ed esclusivamente raccontare l'orrore, far sì che in tutto il mondo le persone comprendano il terrore che attanaglia ogni giorno persone comuni. Samuel Moaz si fa rappresentante, attraverso la feroce capacità di drammatizzare ogni singola inquadratura, del cinema d'autore più moderno e riuscito del panorama contemporaneo.



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