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16/11/2009 12:00

Leone Auciello

Recensione Film,

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Il giovane iracheno Bilal attraversa l'Europa clandestinamente nella speranza di raggiungere la sua ragazza da poco emigrata in Gran Bretagna...

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Il giovane iracheno Bilal attraversa l'Europa clandestinamente nella speranza di raggiungere la sua ragazza da poco emigrata in Gran Bretagna. Arrivato nel nord della Francia, diventa amico di Simon, un istruttore di nuoto, con cui inizia ad allenarsi per un obiettivo apparentemente irrealizzabile: attraversare la Manica a nuoto per ritrovare il proprio amore.


Benvenuti. Nel mondo del "Grande" uomo bianco, che non sa accettare l'altro. Che non sa trarre alcun insegnamento da una storia riscritta, negata, deturpata. Che non sa osservare il mondo. Benvenuti in una realtà in cui l'etnocentrismo continua a tessere i fili di una tragica sceneggiata già vista, già odiata, il cui copione dovrebbe essere mutato da tempo immemorabile. Il regista francese Philippe Lioret ci fornisce le lenti per osservare questa realtà con gli occhi di chi la vive sospeso tra invisibilità e odio, tra giudizi aprioristici e difficoltà nel vivere e nel sopravvivere. Ed è proprio osservando il nostro mondo con altri occhi, che ci accorgiamo di questa assurda, grottesca fiera delle atrocità che è il nostro caro antiquato, culturalmente arretrato Occidente.


Questa la storia di migranti, persone a cui è negato alcun diritto, sia giuridico che umano. Ci troviamo a Calais, ultimo lembo di terra francese, prima di varcare la Manica e giungere nello United Kingdom. Terra di frontiera, spesso vista come un passaggio spirituale dall'ombra alla luce. A tentare questo breve ma impossibile attraversamento è Bilal (Firat Ayverdi), sedicenne proveniente dal travagliato Kurdistan, che ha camminato per tre mesi per cercare di approdare a Londra, rivedere la sua fonte di luce, la fidanzata Mina. Parallelamente a Bilal, lo sguardo di Lioret si ferma anche su Simon (Vincent Lindon), cinquantenne francese, istruttore di nuoto nella piscina comunale di Calais, disincanto e mestamente allontanatosi dalla "propria luce", la moglie Marion, dalla quale sta divorziando. Dopo un tentativo fallito di varcare la frontiera, le vite dei due protagonisti si intrecciano: Bilal chiede aiuto a Simon per tentare un folle, ma fortemente voluto, attraversamento della Manica a nuoto. L'ultima chance per avvicinarsi a Mina e fuggire dal regno delle ombre. L’incontro con Bilal muta l'esistenza e la percezione del mondo di Simon che, pur di aiutare il ragazzo in questa sfida chimerica, infrange le assurde regole giuridiche di uno Stato che volta le spalle ai sans papiers.


Proprio su questo tema in Francia si è scatenata un'accesa polemica da parte del governo transalpino contro il film. Lioret mette in luce l'assurdità di un assetto giuridico che punisce con pene gravissime chi aiuta un clandestino (cinque anni di reclusione e pene pecuniarie elevate). Il parallelismo fatto dal regista tra l'attuale meccanismo repressivo e quello della Francia occupata dal regime nazista, ha generato l'ira del Ministro dell'Immigrazione Eric Besson, ma ha anche scosso gli animi del popolo francese, commosso dalla vicenda immaginaria ma estremamente realistica di Bilal. Gli oltre dieci milioni d'incasso ai botteghini d'oltralpe sottolineano la forza del messaggio lanciato da Lioret. Con una regia raffinata e poetica il film appare vibrante, capace di catturare con maestria l'animo dello spettatore, scalfito emotivamente e avvolto in un vortice filmico dai toni pacati, ma carichi di una potenza descrittiva superlativa. Ad una sceneggiatura inappuntabile e dotata di un ritmo incalzante si affianca la sontuosa interpretazione di Vincent Lindon, la cui estrema intensità regala al personaggio un'umanità toccante. Benvenuti nella realtà inenarrabile, regno dell'ombra e dell'indifferenza: un mondo che accoglie, senza mai essere ospitale.



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