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Il riccio

05/01/2010 12:00

Emidio De Berardinis

Recensione Film,

Il riccio

Rue de Grenelle, numero due, Parigi...

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Rue de Grenelle, numero due, Parigi. In un palazzo elegante, famiglie borghesi vivono le loro insoddisfazioni, con terapie New Age e antisiolitici nel cassetto. Qui vive Paloma (Garance Le Guillermic), bambina di undici anni, brillante, critica e intelligente con l’unico obiettivo di suicidarsi il giorno del suo dodicesimo compleanno. E vive Renèe (Josiane Balasko), la portinaia. Sciatta, introversa e burbera, l’esatto stereotipo che la vuole teledipendente grassa e scorbutica, ma che nasconde, in realtà, un animo dedito alla poesia, alla letteratura e alla filosofia. Il giusto nascondiglio dagli sguardi annoiati e vacui dei residenti. Il mondo senza speranza in cui Paloma e Renèe si chiudono, verrà fatto vacillare dall’arrivo del signor Ozu (Togo Igawa), un misterioso e affascinate giapponese che le farà incontrare e saprà scovare il “riccio” che è in loro.


Opera prima della regista Mona Achache - tratto dal bestseller L’eleganza del riccio di Muriel Barbery - Il riccio è una pellicola chiusa in sé. Lo è il palazzo che si fa personaggio, un crocevia di esistenze che si sfiorano e non si accorgono dell’altro, che cela i suoi lati interiori, senza tempo, in perfetto stile Art Nuveau. Lo è Paloma, che a undici anni non riesce a comunicare se non attraverso la sua telecamera dalla quale scruta il mondo per concludere che si “passa una vita in una boccia - come un pesce - e si finisce in un sacco di plastica”. Ed anche Renèe, chiusa in un corpo imperscrutabile da un’esistenza dimenticata che si riscopre soltanto nel suo nido: una stanza piena di libri, al riparo dal mondo. Ogni particolare è studiato per rendere la giusta solitudine, per raccontare la miseria umana, fino a quando qualcuno che sa vedere oltre arriva a sovvertire l’immobilità delle vite di Rue de Granelle. Così l’occhio di Ozu, il nuovo inquilino, chiuso soltanto nel suo fascino, nella sua curiosità, smaschera Renèe e apre gli occhi a Paloma, regalando l’una all’altra e insegnando loro che la vita è più complessa e sorprendente di quello che chiunque possa immaginare.


Il riccio è strutturato come una favola moderna: i suoi personaggi e le loro vite oscillano tra la realtà e l’irreale; una sorta di Amelie Poulain, ma disincantata e cinica. Così i disegni di Paloma, che contano i giorni restanti, prima del suicidio, prendono vita in animazioni melanconiche ed evasive. I costumi studiati sui personaggi e gli arredamenti come nido di chi li abita, sono le giuste vesti per un eccellente opera prima, tra il dolce e l’amaro.



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