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Bangkok Dangerous - Il codice dell'assassino

17/01/2010 12:00

Marco Papaleo

Recensione Film,

Bangkok Dangerous - Il codice dell'assassino

“Se vuoi una cosa fatta bene, devi farla da solo” recita un vecchio adagio...

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“Se vuoi una cosa fatta bene, devi farla da solo” recita un vecchio adagio. E forse è quello che hanno pensato i Fratelli Pang quando la Saturn Films ha proposto loro di dirigere il remake del loro primo film, risalente al 1999, Bangkok Dangerous. Un progetto in realtà non facile, probabilmente ancora più complesso della versione americana dell'altra loro pellicola di culto, The Eye, ma allo stesso tempo anche molto stimolante e di ampie prospettive. Perché dal '99 ad oggi il mondo del cinema di azione ha visto la nascita e l'evoluzione di nuovi stilemi, in parte derivati proprio dal lavoro di registi orientali come gli stessi i Pang. La possibilità di far fruttare l'esperienza accumulata negli anni, nell'industria di genere e nella loro stessa carriera, per ammodernare ed esaltare il loro “primogenito” i due gemelli se la trovano fra le mani.


Praga, giorni nostri. Al tavolo di un ristorante un uomo distinto riflette sulla sua vita e sul suo lavoro, che lo porta a viaggiare e a risolvere problemi ad altre persone, pur non potendo entrare troppo in contatto con loro, e soffrendo quindi la solitudine. Ci vuole poco per comprendere il genere di impiego che lo porta in giro per il mondo: Joe (Nicolas Cage) è un killer. Un professionista di quelli seri, alla ricerca del colpo che lo sistemerà per tutta la vita. L'occasione arriva: un ingaggio per quattro omicidi di alto livello contro importanti personalità thailandesi. Quello che Joe non immagina è che si ritroverà presto a rifuggire alle sue regole di “buona condotta” professionale: Bangkok gli riserverà, a sorpresa, tutta una serie di incontri, prima col giovane Kong (Shahkrit Yamnarm), con cui stringerà un rapporto quasi paterno, e poi con Fon (Charlie Yeung), una dolce ragazza sordomuta che riuscirà a scuotere la sua anima e la sua coscienza, portandolo per mano all'incontro più grande che lo aspetta a Bangkok: quello col suo destino.


Assistendo alla visione di Bangkok Dangerous ignari della versione originale, quello a cui prendiamo parte è uno spettacolo non particolarmente esaltante né originale: la vicenda scorre blanda e senza particolari emozioni, sorretta da uno script che dall'originale prende solo le idee peggiori, trasformando il resto della storia in un enorme cliché e ridicolizzando alcuni personaggi, tra cui lo stesso protagonista, anni luce distante da quello della versione originale. Vedere un assassino prezzolato come Joe con la bocca in fiamme per colpa di un involtino, mentre viene dolcemente imboccato, fa rimpiangere amaramente il Jean Reno di Wasabi; la sua logorroica retorica di vita è acqua fresca se rapportata al Tom Cruise di Collateral; le sue sparatorie non sono pregne come quelle di Takeshi Kitano, o spettacolari e adrenaliniche come quelle di un qualunque film di John Woo. Il film colleziona tutta una serie di luoghi comuni, oltre che situazioni poco plausibili, non trovando peraltro una propria identità e perdendo, nel processo, tutto ciò che di buono i Pang avevano inserito nel film del 1999. Chi invece in passato ha avuto la possibilità di visionarlo, infatti, resterà spaesato e inevitabilmente deluso da questa nuova versione. Se nel predecessore thailandese la realtà era opprimente, cattiva, senza speranza e redenzione, nel remake ci viene restituita una Bangkok da cartolina, che si distanzia dai suoi bassifondi e dove cova l'anima del buonismo a tutti i costi, oramai fin troppo inflazionato in certi film yankee dove il lieto fine è garantito o lo è, quantomeno, la sopravvivenza dei protagonisti. E se non si riesce a intravederli tra le pagine del copione, i fratelli Pang non riescono a farsi riconoscere neanche tramite la regia, di maniera e assolutamente priva dei guizzi stilistici che li hanno contraddistinti. L'uscita tardiva se da un lato poteva contribuire a gonfiare una trepidante attesa, si rivela un’amara delusione per chi si aspetta un action movie esaltante, come pure per gli amanti del buon cinema orientale o in quanti speravano nel salto di qualità hollywoodiano dei gemelli di Hong Kong.



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