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Paradiso + Inferno

23/01/2010 12:00

Emidio De Berardinis

Recensione Film,

Paradiso + Inferno

Candy è giovane e bellissima, Danny affascinante e sbandato...

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Candy è giovane e bellissima, Danny affascinante e sbandato. La stanza circolare, che come una giostra li spinge insieme contro la parete, felici e innamorati è il loro paradiso personale. Parallelamente al loro sentimento, la dipendenza dall’eroina li divora percorrendo una parabola distruttiva che, dalla leggerezza del loro amore, li farà precipitare nell’inferno delle loro coscienze, dove ogni speranza è perduta. Dal paradiso all’inferno è una lenta ma ripida discesa: è una sofferenza che logora dall’interno e che si fa abisso con il trascorrere degli eventi. È un delirio sempre costante nelle inquadrature di Armfield che deflagra nel cartello finale “hell”.


Un formidabile Heath Ledger barcolla sempre sotto dose da una parte all’altra dell’esistenza, alla ricerca della stanza circolare del prologo in cui la forza centrifuga gli regalava il massimo della vita; la splendida Abbie Cornish sfiorisce con il lento progredire della tossicodipendenza. La pellicola regge alla perfezione la prima metà del film, nella descrizione di un paradiso artificiale in cui l’amore è vissuto intensamente, amplificato dall’eroina che libera dalla gravità e permette ai due amanti di superare le leggi della fisica. Ma con l’approssimarsi al sole, Icaro prende consapevolezza della sua condizione di uomo e così i problemi di Heart (Geoffrey Rush) aprono gli occhi alla giovane coppia incantata: affrontare la realtà con il veleno nel sangue li porterà dritti all’inferno, dove si perde la speranza e il sorriso. È qui che Armfield si lascia prendere la mano e manca di lucidità. In una prima parte in cui lo squallore faceva da coprotagonista alla dolcezza dei sentimenti - con una “voce over” che traghettava le anime - segue una seconda parte meno curata in cui la sofferenza si materializza in modi a volte forzati. Anche la fotografia accompagna la tematica della tossicodipendenza come da copione, senza cercare mai un contrappunto o picchi di originalità. Paradiso + Inferno purtroppo vive del fantasma di uno degli attori più interessanti degli ultimi anni: Ledger si rivela interprete capace di comunicare la poesia dell’amore. Una pellicola che sorprende nel finale, ma, durante il vortice di dipendenza, perde la bussola e con lei il mordente.


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