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Legion

09/03/2010 12:00

Marco Papaleo

Recensione Film,

Legion

1978: George A...

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1978: George A. Romero dà “vita” al suo zombie-movie forse più famoso: L'alba dei morti viventi. 1984: The Terminator di James Cameron viene marchiato a fuoco nell'immaginario fantascientifico collettivo. 2007: l'action-noir Gabriel di Shane Abbess esce in sordina e viene presto dimenticato da tutti, insieme ai suoi intrighi “angelici”. Cosa hanno in comune questi tre film? Semplice: sono stati lo spunto primario per Legion, l'horror apocalittico scritto e diretto da Scott Stewart e ora anche nelle sale italiane dopo il passaggio da quelle statunitensi.


Dall'alto dei Cieli, Dio ha deciso che l'umanità ha nuovamente - e definitivamente - passato il segno, e merita l'estinzione: ma non ad opera di un impersonale diluvio stavolta, quanto per mano delle sue legioni angeliche, comandate dall'Arcangelo Gabriel (Kevin Durand). Al misericordioso Michael (Paul Bettany), invece, tocca il compito più ingrato: eliminare la donna che porta in grembo un nuovo Messia. Ma l'angelo sentirà il dovere di ribellarsi a quest'ordine ritenuto ingiusto, e dare fiducia all'umanità. Nello specifico ad uno sparuto quanto eterogeneo gruppo di persone ritrovatosi per caso o per destino nei pressi di una stazione di servizio del New Mexico, Paradise Falls...


Il regista Scott Stewart ha affermato: «Girando abbiamo sempre tenuto a mente il 'concetto di inquietudine' descritto da Freud: la differenza fra fantastico e spaventoso. Un drago è fantasioso. Un padre che sta nel mezzo della cucina con un'ascia, invece, è spaventoso. Ciò che ci è familiare, posto in un contesto insensato ci sconvolge profondamente, sia emozionalmente che razionalmente. Questo è il concetto profondo di Legion». Si potrebbe dire che Stewart ha scoperto l'acqua calda: non si contano più i film in cui l'elemento disturbante non è rappresentato tanto da un maniaco assassino o da un mostro quanto da un “teoricamente” innocente pargoletto, bambolotto, o clown. Ma il regista americano ha fatto finta di niente e si è quindi industriato per inserire nel suo film quanti più di questi elementi “disturbanti” potesse immaginare: dalla vecchietta al gelataio, Stewart non si (ci) risparmia nulla in fatto di improbabili carnefici. Il dover fronteggiare dei bizzarri “angeli” pur di difendere la razza umana è una tematica già ampiamente approfondita - sia sul piano spettacolare che su quello antropologico - dal giapponese Hideaki Anno nel suo Neon Genesis Evangelion, ma dubitiamo che Stewart conosca la serie in questione e il grande studio sociologico che ne è alla base: Legion è giusto un'accozzaglia di tematiche e stilemi derivati dalle tre pellicole citate in apertura.


Sul “contesto insensato”, tuttavia, ci sentiamo di dar ragione a Stewart: a differenza del già citato Gabriel (guarda caso un prodotto Sony, proprio come Terminator d'altronde) il sotteso teologico, con tutte le sue finte citazioni e rimandi è appena un pretesto per mostrare angeli giustizieri che difendono una roccaforte, ultimo baluardo dell'umanità, da orde di angeli-zombie (e qui Romero se fosse morto si ribalterebbe sul serio nella tomba), mentre si avvicina il confronto fra i due “terminator alati”. In questo senso, il film dà il peggio di sé, abbinando una trama sconclusionata e piena di buchi - ma che si prende dannatamente sul serio - a scene girate approssimativamente, soprattutto (e questo è grave) nelle scene clou d'azione e spavento, confusionarie e inconcludenti, inficiate da effetti - ben poco - speciali. Le interpretazioni del cast, infine, sono da minimo sindacale, con un Dennis Quaid impegnato a fare il duro dell'Autogrill e un Bettany invece fin troppo ispirato - e quindi involontariamente ridicolo vista la storia a cui prende parte -, come al solito sprecato in filmetti poco convincenti. Al di là del contesto blasfemo della pellicola (che siamo certi susciterà ampi cori di sdegno nel nostro paese visto il suo “particolare” approccio alle tematiche religiose) Legion, più che le ali di un Arcangelo, ha quelle di un Icaro destinato a precipitare dopo pochi minuti dal momento in cui tenta di spiccare il volo.


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