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Away from Her - Lontano da lei

10/03/2010 12:00

Vito Sugameli

Recensione Film,

Away from Her - Lontano da lei

Incredibile quanto non sia scontata la sensibilità dei giovani, soprattutto quando provano a raccontare il rapporto di coppia degli over 50...

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Incredibile quanto non sia scontata la sensibilità dei giovani, soprattutto quando provano a raccontare il rapporto di coppia degli over 50. A dimostrarlo è Sarah Polley: nonostante la sua giovane età (27 anni), con Away From Her dimostra di avere una concezione del legame di coppia molto profonda. Evidentemente le sarà venuto naturale innamorarsi del racconto di Alice Munro - The Bear Came Over the Mountain, da noi presente nella raccolta Nemico, Amico, Amante... (Einaudi, 2003) - da averne fatto un solido e fedele adattamento, conferendo semplicemente alle emozioni la più indicata trasfigurazione visiva. Il tema centrale della narrazione verte sul ricordo: la memoria come struttura portante dei rapporti umani e più in generale della vita.


Dopo oltre 50 anni di matrimonio, Grant (Gordon Pinsent) e Fiona (Julie Christie) sembrano ancora molto legati. Passano le intere giornate a coccolarsi l’un l’altro, manifestando tenerezza e amore attraverso delle semplici letture quotidiane; sono incredibilmente attivi e pieni di brio. Gradualmente, però, Fiona inizia a perdere la cognizione del tempo, soffocando temporaneamente la memoria salvo poi afferrarla un attimo dopo. Questa è, purtroppo, la prima fase del morbo di Alzheimer che con la stessa lentezza con cui le onde del mare consumano le rocce, sta irrimediabilmente distruggendo le cellule celebrali dell’amata sposa. Ricoverata a Meadowlake e lontano dal marito per 30 giorni, allaccerà un solido rapporto con Aubrey (Michael Murphy), un altro paziente del centro. Quando Grant andrà a farle visita, capirà che nulla è come prima, ma pur di renderla felice andrà in contro ad una delle scelta più difficili che avesse mai potuto immaginare.


Away from her è un esempio di cinema d’autore di immacolata bellezza. Non c’è artificiosità nel girato (sebbene il tema porti ad enfatizzare il rapporto di coppia); oltre il velo della funzione cinematografica tutto è autentico. Il silenzio con cui la Polley gira in 35mm testimonia profonda conoscenza dei tempi drammatici e un'attenta analisi psico-emotiva. La terribile ombra della solitudine, la rabbia dell’ineluttabilità di Grant nei confronti della malattia e l'impossibilità di affidarsi alle sicurezze del ricordo, rievocano nell'uomo un senso di non appartenenza alla realtà, più di quanto la malattia non costringa la moglie a fare. Tuttavia le rimarrà vicino: ogni giorno, in ogni istante della sua fievole vita, senza mai abbandonarla. La guarderà dalla panchina della hall dell'ospedale, in silenzio, evitando approcci troppo radicali che possano in qualche modo alterare le già sottili stabilità psichiche. Non smetterà di utilizzare un tono delicato, leggendole “Lettere dall’Islanda” di cui un tempo ascoltava lo sviluppo affascinata, per far si che almeno il suo cuore non dimentichi col tempo ciò che la mente tende a scordare. Si tratta indubbiamente di una pellicola forte, che deve la sua riuscita alle incredibili prove attoriali - il misto di bellezza e tenerezza senile conferita al personaggio da Julie Christie non può lasciare indifferenti. Allo stesso modo Gordon Pinsent non smette di emozionare, raggiungendo un punto di svolta nella scena in cui una ragazzina gli chiede il perché stia tutto il giorno seduto immobile sulla panchina. Il confronto generazionale è la chiave: la forza con cui l’amore teneva accucciati due corpi è la stessa che oggi li tiene platonicamente distanti. Lontano da lei - Away from her è un pensiero rivolto al passato ma anche un ordine incontrovertibile dettato dalle forzature della vita. Un'ammirevole riflessione sull'esistenza che prova a tracciare i confini di un sentimento che non accetta delimitazioni. Un’opera dalla quale è possibile sfuggire a priori ma della quale è impossibile, una volta apprezzata, affogarne il ricordo.



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