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Happy Family

19/03/2010 12:00

Marco Etnasi

Recensione Film,

Happy Family

Sognatori e fantasiosi di tutto il mondo unitevi! No, non è uno slogan politico urlato in piazza o scritto in un libro, ma il messaggio che esce veementemente d

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Sognatori e fantasiosi di tutto il mondo unitevi! No, non è uno slogan politico urlato in piazza o scritto in un libro, ma il messaggio che esce veementemente dallo schermo cinematografico che sta proiettando Happy Family, ultima fatica del regista Gabriele Salvatores. Il film racconta la storia di Ezio (Fabio De Luigi), sceneggiatore improvvisato dotato di grande fantasia e tempo libero, dato che non ha l’esigenza di trovare un vero impiego per via dell’enorme eredità lasciatagli dal padre. In un giorno d’estate Ezio si mette davanti al computer intento a scrivere la sceneggiatura di un film, o meglio di un grande film. Il destino del narratore si incrocia con i personaggi di due famiglie destinate a conoscersi per via del desiderio dei propri figli, ancora sedicenni, di sposarsi. Vincenzo (Fabrizio Bentivoglio) è sposato con Anna (Margherita Buy), che a sua volta è matrigna di Caterina (Valeria Bilello) e madre di Filippo. Marta è innamorata di Filippo ed è decisa a sposarlo nonostante i genitori (Carla Signoris e Diego Abatantuono) lo sconsiglino vivamente. Realtà e finzione giocano insieme, si uniscono, si dividono, danzano e rincorrono parallelamente un finale poetico e degno dell’accostamento alle commedie d’altri tempi.


La sceneggiatura firmata da Alessandro Genovesi e dallo stesso Salvatores, per altro finalista al Premio Franco Solinas del 2008, si accosta molto a quella dei Sei personaggi in cerca d’autore dell’eterno Pirandello ed in qualche modo anche all’Harry a pezzi del maestro della commedia Woody Allen, creando una storia parallela a quella principale, ma soprattutto delegittimando ogni ambizione di una delle due di definirsi principale o secondaria, ricoprendo entrambe le accezioni nello stesso momento. Dopo le aspre trasposizioni cinematografiche dei due bestsellers di Ammaniti, Io non ho paura e Come Dio comanda, il regista napoletano torna al genere che lo ha fatto amare e conoscere, stravolgendolo e rileggendolo per creare uno splendido connubio tra cinema e teatro, aggiungendo ad entrambi i migliori elementi dell’altro. Soprattutto per quanto riguarda gli aspetti visivi e tecnici, splendidamente diretti, dove in particolare l’immagine della grigia e fascinosa Milano lascia spazio ad una esplosione di colori caldi, vividamente esaltati dalla fotografia del fedelissimo Italo Petriccione, che rendono in maniera molto efficace quel surrealismo di fondo che accompagna tutta la storia. Un film che torna ad avere quel significato principe del cinema, cioè quello di intrattenimento - intelligente ovviamente - restituendo al contempo anche visibilità ai commediografi italiani, da sempre tra i migliori al mondo.



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