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Fuori controllo

19/03/2010 11:00

Marco Papaleo

Recensione Film,

Fuori controllo

Per chi aveva perso le speranze di rivedere Mel Gibson recitare, ecco arrivare Fuori controllo, thriller noir tratto da un serial britannico di successo degli a

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Per chi aveva perso le speranze di rivedere Mel Gibson recitare, ecco arrivare Fuori controllo, thriller noir tratto da un serial britannico di successo degli anni '80. Erano circa otto anni che Gibson si teneva lontano da ruoli attoriali impegnativi, preferendo di gran lunga sceneggiare e dirigere – tra mille polemiche – i suoi propri film. C'è voluto Martin Campbell (regista, tra gli altri, del celebre 007 - Casinò Royale) per smuovere il buon Mel, da sempre un ammiratore dell'originale Edge of Darkness diretto dallo stesso Campbell e targato BBC, andato in onda sugli schermi del Regno Unito, la prima volta, ben venticinque anni fa. Cosa è cambiato da allora? Tutto e niente.


Thomas Craven (Mel Gibson) è un ruvido e stanco poliziotto della omicidi di Boston, felice di ricevere, dopo tanto tempo, una delle rare visite della amatissima figlia Emma (Bojana Novakovic). Questa, però, finirà vittima di un attentato alla vita del padre. O almeno è ciò che sembra. Thomas, infatti, è deciso a veder chiaro nella faccenda, insospettito da alcuni particolari che lo porteranno nel bel mezzo di una cospirazione governativa...


Fuori controllo sembra inizialmente basarsi sulla sola figura del tenebroso detective interpretato da Gibson, ma Campbell, dosando le atmosfere e i tempi della originale serie televisiva con quelle del thriller americano d'azione, riesce a rendere davvero partecipi della vicenda anche tutti gli altri personaggi, rendendo avvincente la pellicola nonostante la notevole quantità di (spesso fumosi) dialoghi. La storia, epurata dai contesti new age di cui era ricca la versione dell'85, si rivela piuttosto usuale per il genere, mescolando complotti di alto livello (con tanto di implicazioni politiche e industriali) al classico tema della vendetta. Vendetta, per l'appunto, "fuori controllo" e che non risparmia nessuno. Eppure nel film di Campbell c'è più che il mero, abusatissimo tema del “revenge for the sake of revenge” tanto caro al cinema di genere statunitense. C'è la costante ricerca della verità e del buono, anche nel marcio, anche sull'orlo di un baratro oscuro che spinge a delle scelte. E Gibson è grandioso in questa performance così disincantata e dura, oltre che molto “fisica”: il film vale la pena di essere visto anche solo per rivederlo in azione, affranto e determinato come pochi. Anche il resto del cast si attesta su buoni livelli, su cui spicca un Ray Winstone molto convincente nei panni dell'ambiguo agente governativo Darius Jedburgh. Nota di merito, infine, a Campbell per aver realizzato, nel suo piccolo, delle ottime (e soprattutto inaspettate) scene d'azione, crude e spiazzanti. Un thriller dai risvolti poco sorprendenti, forse, ma la scelta di alleggerire il film per renderlo più scorrevole si è rivelata adatta all'uopo: il complesso plot originale non sarebbe rientrato comunque neanche in un film da due ore e mezzo, che avrebbe rischiato poi di non reggere il confronto col pubblico. Molto meglio, quindi, un film accorato e capace di tenere incollati alla poltrona per tutto il tempo della sua visione come quello risultato dagli sforzi congiunti di Campbell e Gibson.


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