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The Bourne Ultimatum - Il ritorno dello sciacallo

20/03/2010 12:00

Lorenzo Morganti

Recensione Film, Film Azione, bourne,

The Bourne Ultimatum - Il ritorno dello sciacallo

Jason Bourne torna per la terza volta, con un passato sempre oscuro, i ricordi sempre offuscati, e un'indagine attorniata da coloro che vogliono impedirgli di r

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Jason Bourne torna per la terza volta, con un passato sempre oscuro, i ricordi sempre offuscati, e un'indagine attorniata da coloro che vogliono impedirgli di ricordare la sua vita. Ma le ricerche sono destinate ad avere una fine. Per poter arrivare alla conclusione è necessario sapere da dove tutto ha avuto origine.


Nella sua testa il principio ha un nome: Treadstone, il programma governativo che lo ha creato. Questo però non esiste più, è stato soppiantato dal nuovo protocollo Blackbriar che ha come obiettivo finale l’eliminazione dell’agente stesso, ormai considerato una minaccia da coloro stessi che lo hanno creato. Jason non ha comunque niente da perdere, l’unica cosa alla quale teneva era Marie e l’ha già persa, eliminata per mano di quelle stesse persone che ora lo vogliono morto. È deciso a scoprire la verità su se stesso, costi quel che costi.


The Bourne Ultimatum – Il ritorno dello sciacallo, come i precedenti, porta lo spettatore in giro per l’Europa sulle tracce del passato di Jason Bourne, muovendosi fra varie città europee, da Torino, passando per Mosca e Londra. Diretto nuovamente da Paul Greengrass il film è adrenalinico come il secondo episodio ma più comprensibile e l’intreccio curato meglio. Gran parte del merito va indubbiamente al montatore Christopher Rouse che ha saputo dare un ritmo eccelso al film mantenendo costantemente inalterato l’interesse per le vicende alle quali assistiamo. Nuovamente il regista non lesina inquadrature mosse, ormai diventate il suo marchio di fabbrica. La macchina a mano è costantemente presente e si muove in modo confusionario, come a sottolineare lo stato di incertezza con la quale Bourne si muove in una vita di incognite. Matt Damon ormai è perfettamente calato nella parte, il suo è un personaggio contemporaneamente forte e determinato quanto pieno di dubbi. Oltre al ruolo principare il cast si arrichisce dell’ingresso di David Strathairn nel ruolo del freddo e spietato capo della coalizione antagonista e di Albert Finney, poliedrico attore statunitense.


Questo episodio conclusivo è un’eccezione nel panorama cinematografico. Capita infatti raramente di trovare in una saga un seguito migliore dei precedenti, ed in particolare del capostipite. Il film può essere visto isolato dai predecessori, tuttavia non lo possiamo considerare un film a se stante. La sua struttura e la sua narrazione hanno come fondamenta la storia dei due precedenti lungometraggi. Greengrass e il montatore fanno un uso massiccio del flashback con continui rimandi a situazioni viste nei primi due capitoli. La musica stessa è rimasta la medesima proprio per mantenere una continuità narrativa su tutti i fronti.



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