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Lui è tornato

09/05/2016 11:00

Alessia Bertolino

Recensione Film,

Lui è tornato

Cosa accadrebbe se Adolf Hitler riapparisse dal nulla?

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Cosa accadrebbe se Adolf Hitler riapparisse dal nulla facendosi largo per le strade di una Berlino soleggiata e multietnica? Quale sarebbe la sua reazione e, soprattutto, come reagirebbe il mondo? Il regista David Wnendt, ispirandosi all'omonimo bestseller firmato Timur Vermes, evoca dall'oltretomba uno dei personaggi più temuti della storia ridandogli vita proprio nello stesso luogo ove l'aveva abbandonata. Disorientato e indignato a causa delle condizioni del paese che fino al giorno prima credeva di governare, il Führer in persona, scambiato per un comico un po' fuori di testa, si aggira goffamente per le strade di una capitale moderna e sconosciuta, che ospita turchi ed ebrei. Da esperto stratega saprà sfruttare - ancora una volta - la sua immagine e l'imprudenza della gente per arrivare ai piani alti e riprendersi il potere: e da fenomeno da baraccone a leader politico, la storia ce lo insegna, il passo è breve.


Sulle note di uno sfondo sonoro interamente tedesco, Lui è tornato restituisce il ritratto esilarante ma estremamente verosimile di un Adolf Hitler (Oliver Masucci) rimasto fermo al 1945 e quindi ignaro di cosa siano un mouse o una barretta ai cereali. Accennando a una carriera da pittore mancato, rimane certamente insistita la figura di abile chiacchierone richiestissimo da tutti i talk show televisivi e acclamato dal pubblico, attratto da un sentimento pragmatico e patriottico fuori dal comune. Quello di Wnendt è però soprattutto un film che fa leva sulla memoria: se nella prima ora del film lo spettatore quasi dimentica le atrocità del passato in quanto abbindolato dai buoni propositi e dall'abilità oratoria di un "comico", nell'ultima parte riemergono prepotenti la freddezza e l'insania di un folle che sarebbe pronto a ripercorrere altre cento volte i suoi stessi passi. Scavando più a fondo si potrebbe considerare la figura del dittatore come la perfetta incarnazione del germe estremista che continua, nonostante tutto, a serpeggiare silente in mezzo a tanti. La regia mirata e ponderata di David Wnendt segue fedelmente l'omonimo libro campione di incassi, approdando a un epilogo divertente (o inquietante?) e che allo stesso tempo lascia l'amaro in bocca. Sebbene sia impossibile che il vero Hitler ripiombi sul mondo dei vivi, il film riflette su un punto estremamente provocatorio, e cioè sul fatto che, ancora oggi, saremmo capaci di dimenticare, di nascondere lo sporco sotto al tappeto e ricommettere gli stessi errori. Non sapremmo riconoscere il male nemmeno se fosse in piedi davanti ai nostri occhi; neppure se indossasse un'uniforme e avesse dei baffi piuttosto singolari. Sì, lui è tornato e forse, in un certo senso, non è mai andato via.



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