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Il regno di Wuba

10/05/2016 11:00

Maurizio Encari

Recensione Film,

Il regno di Wuba

In un lontano passato, le razze degli uomini e quella dei mostri convivevano pacificamente fino a quando i primi decisero di reclamare per loro la supremazia de

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In un lontano passato, le razze degli uomini e quella dei mostri convivevano pacificamente fino a quando i primi decisero di reclamare per loro la supremazia della Terra, cacciando le creature in un regno a parte. Ma le cose stanno per cambiare dopo la morte del Re dei Mostri, ucciso da un usurpatore che ha intenzione di eliminare anche il figlio del vecchio sovrano, considerato - secondo un'antica leggenda - l'elemento chiave in grado di riportare armonia con il mondo umano. La madre del piccolo, prossimo alla nascita, fugge così nella realtà, affidando l'embrione nel suo grembo al giovane e imbranato sindaco di un piccolo villaggio. Questi, con l'aiuto di una bella e coraggiosa cacciatrice di mostri, si troverà a dover proteggere il cucciolo contro nemici appartenenti a entrambe le specie.


Dopo incassi record in patria, con tanto di due sequel annunciati (il primo previsto in uscita per l'estate del 2018), Il regno di Wuba giunge finalmente anche nelle nostre sale dopo la presentazione alla scorsa Festa del Cinema di Roma. Kolossal pensato per tutta la famiglia, che coniuga animazione in 3D e live action, il film intrattiene con brio per tutte le due ore di visione, regalando gioie ai più piccini ma anche agli adulti ancora in grado di sognare a occhi aperti di fronte a un racconto non privo di intrecci epici e ad avvincenti coreografie tipiche degli wuxiapian. Il regista Raman Hui - esperto del settore, avendo già lavorato come supervisore all'animazione di classici quali Z la formica (1998) e la saga di Shrek (della quale ha anche co-diretto il terzo episodio) - riesce a gestire al meglio le due anime dell'operazione, realizzando modellini e creature buffe e affascinanti; rendendo naturale l'interazione con i personaggi umani, tanto che nelle scene più tenere e vagamente toccanti non mancano certo le emozioni. Al tutto va aggiunto qualche breve sussulto musical (con tanto di pezzi cantati anche in una lingua dei mostri creata ad hoc) e massicce dose di quell'ironia tipicamente cinese che, pur non priva di situazioni spesso poco credibili, regala il giusto numero di risate anche a un pubblico più maturo. In un cast affiatato, nel quale spiccano le partecipazioni di volti noti quali Jiang Wu ed Eric Tsang, la vera star rimane il piccolo Wuba, amorevole e credibile al punto da generare istintiva simpatia nello spettatore e aumentare il coinvolgimento empatico di un'avventura gradevole e trascinante quanto basta. Un messaggio forse banale, ma sempre edificante, sulla convivenza; una metafora ambientalista sul rapporto con la natura e i suoi abitanti.



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